martedì 13 novembre 2007

Le Vele... mirabile diacronia spazio-temporale...

Kult Underground

E. Blasi

Terza fatica dello scrittore siciliano, padovano d’adozione, Antonio Messina, dopo “L’Assurdo respiro delle cose tremule e “La Memoria dell’acqua”.
Antonio ci propone e narra di mondi paralleli ai nostri che, in una mirabile diacronia spazio-temporale, parlano al cuore di eterna lotta tra Bene e Male, tra Tempo e Non-Tempo, Essere ed Essenza. Il lettore è coinvolto in una giostra d’emozioni, in uno sconvolgimento di tutte le unità di tempo, luogo e spazio, nella malia di tramonti soavi e cattivi ad un tempo; di uomini buoni e cattivi ad un tempo. E l’amore, capace di sbocciare perfino tra una quasi immortale – ricordate “Highlander”? Beh, qui le spade non visibili dei Cerchi tagliano l’umanità nell’anima degli abitanti del Sole Pallido a fette meglio di come quelle dei “Qulgan” tagliavano le teste degli “Highlanders”, appunto – ed un computer, la fa da padrone, sconvolge chi ne è avvinto – ed ora ricordate gli struggimenti della dolceamara invincibile fiera che attanagliava l’infelice poetessa Saffo? Beh, questo è finanche più brutale, anche se in apparenza flautato e dolce come seta –, ma NON salva mai. Perché agli uomini non è data nemmeno la consolazione dell’unità di tempo e di spazio e di luogo, giacché «Il confine tra il bene e il male è sottile; il confine tra religione e vera fede è sottile; il confine tra l’esser primitivi e l’esser civilizzati, quasi inesistente» (dalla Nota introduttiva di Monica Cito) Ricordate il fiume di Eraclito? Bene, è la fonte d’ispirazione di Antonio e dei suoi personaggi, pei quali «Sfuma la giustizia sotto il peso degli abusi di potere» (sempre dalla Nota introduttiva). Ed Antonio ci porta alle origini del nostro Passato/Futuro: ricordate “2001 Odissea nello spazio”? Beh, qui anziché le scimmie primordiali combattenti con ossi a mo’ di clave abbiamo Cerchi, Ennengor, Turganev, Ruresh, ovverosia: Essenze di Umano, Uccelli Guerrieri, Rocce Guardiane.
E dunque «Scompaiono di botto le migliori fantascienze cinematografiche degli ultimi vent’anni» (ibidem)
Elisabetta Blasi

domenica 11 novembre 2007

I Lettori di Specchio Magico

Le Vele di Astrabat
di Antonio Messina
Il Foglio Letterario

Commento di Claudia Rossi Un libro che parla di un sogno che può diventare un incubo. Un modo di narrare che commuove, ma mette anche a disagio, perché questi personaggi fantastici sono uguali a noi. Ha un che di scioccante, ma è bellissimo. Tanti complimenti a questo autore che non conoscevo.

Commento di Gordiano Lupi (Edizioni Il Foglio) E' la recensione più bella che ho letto su questo libro. Grazie.

Commento di Rosaria Chinnici Non sono campanilista, ma questo autore, siciliano come me, mi pare straordinario, una mosca bianca tra i romanzieri moderni, freddi e spesso banali. Nel leggere il libro mi sono commossa fino alle lacrime.

Commento di Rosy Molteni Scrivo questa recensione per consigliare a tutti il libro di Antonio Messina, di cui conosco bene le opere, che sono sempre un po' tristi, ma molto profonde e ci fanno pensare a come stiamo sbagliando ad agire, in modo tale da distruggere la natura e noi stessi.

Commento di Maria Festa Struggente e commovente... un mondo terribile che fotografa quello che potremmo diventare... forse... proprio bello... complimenti ad Antonio Messina...

Commento di Elda Petralia Questo libro è dolcissimo, ma tanto triste, e l'autore è stato una scoperta, per me che non ne conoscevo i libri. Bravissimo!

Commento di Gianni Vigorelli E' il terzo libro che leggo di Messina, perché sono un patito di fantasy e fantascienza: finalmente un italiano che non ha nulla da invidiare agli americani.

Commento di Giorgia Pasini Sono Giorgia di Brescia. Questo romanzo me lo ha regalato mia cugina per il mio compleanno, l'altra settimana. L'ho letto di corsa per vedere come finiva, poi l'ho riletto con calma. E' una fantascienza filosofica che piace anche a me, che non amo la fantascienza, ma anche una storia d'amore. Comprerò anche gli altri due, anzi, me li farò regalare per Natale. Non riesco a credere che non conoscevo niente di Antonio e invece ha scritto ben tre libri.

sabato 10 novembre 2007

Il Giornale di Sicilia

Messina presenta romanzo

Lo scrittore partannese Antonio Messina, da anni residente a Padova, ha pubblicato per i tipi della casa editrice" Il Foglio Letterario" di Piombino, il romanzo fantasy " Le Vele di Astrabat". Lo scrittore descrive il tentativo di ricreare l'armonia dell'universo che si scontra con gli uomini del" Sole Pallido", che si prefiggono l'obiettivo di conquistare Astrabat e l'immortalità. Una lotta tra il bene e il male, una storia d'amore intensa e appassionata attraverso la quale, lo scrittore, invita il lettore a cercare la serenità tra le pieghe dell'esistenza umana. Per lo scrittore siciliano si tratta del suo terzo romanzo fantasy; ha esordito infatti nel 2003 con il romanzo" L'assurdo respiro delle cose tremule" e lo scorso anno ha pubblicato il volume di racconti" la Memoria dell'acqua", ricevendo ottime note di critica da parte della stampa e dei lettori.
G. P.

giovedì 8 novembre 2007

La Sicilia R. Mistretta

Cultura e spettacoli

Scaffale

Gli uomini del sole pallido

Antonio Messina, scrittore di Partanna che vive a Padova, dopo il buon successo di critica con i racconii" La Memoria dell'Acqua", torna ai suoi lettori con " Le Vele di Astrabat" ( Edizioni il Foglio, pag. 108 euro 10). " La cultura dell'autore - scrive Monica Cito nella prefazione- è tipica di quei pochi scrittori univeralizzanti, capaci di toccare più di un tema, posizionando gli stessi su uno sfondo credibile". E davvero Antonio Messina sa come sposare gli elementi di questo romanzo, dove Aria, Terra, Acqua e Fuoco, si erano uniti per ricreare l'armonia dell'iniverso: gli elementi pesanti formarono le Terre del Sole Pallido, ma gli elementi leggeri diedero vita alla Città del Silenzio. Atzelil era solo energia ma voleva contaminarsi con la materia ed amare, tentò di varcare la zona di confine, e fu l'inizio della tregedia, perchè gli uomini del Sole Pallido cercarono di conquistare la Città del Silenzio e i Cerchi. Otlan amava Atzelil, ed aveva inviato Neilos ad Astrabat, il pianeta di Sabbia e Ombre Lunari, dove un vento miracoloso rigenerava le cellule permettendo al corpo di rinascere tre volte. Gli uomini del Sole Pallido sapevano e volevano conquistare Astrabat grazie ad un folle progetto per estendere il loro dominio sull'universo e diventare immortali.
Roberto Mistretta

mercoledì 7 novembre 2007

Il Gazzettino

Il Gazzettino

Astrabat, invito alla ricerca dell'amore

Antonio Messina, nativo di Partanna, padovano di adozione, che tanti consensi ha ottenuto con l'opera narrativa "L'assurdo respiro delle cose tremule", si presenta ora con un'altra altrettanto avvincente, dal titolo "Le vele di Astrabat" (Il Foglio letterario). "Era l'inizio - spiega - e i quattro elementi, aria, terra, acqua, fuoco si erano uniti per ricreare l'armonia dell'universo, ma ci fu un intoppo: gli elementi pesanti formarono le terre del Sole pallido mentre quelli leggeri, unendosi, diedero vita alla Città del silenzio, i Cerchi di luce energetica, ma esisteva un confine ancora inesplorato, materia ed energia, per cercare l'unione perfetta. Atzelil tentò di varcarlo per completare il suo ciclo: era solo energia, ma voleva contaminarsi con la materia ed amare. Fu l'inizio della tragedia perchè gli uomini del Sole pallido, non appena capirono, cercarono di conquistare la Città del silenzio e i Cerchi. Otlan amava Atzelil e per questo aveva inviato Neilos ad Astrabat, il pianeta di sabbia e ombre lunari, dove un vento miracoloso, venendo a contatto con le cellule, le rigenerava, permettendo al corpo di rinascere tre volte...". Insomma una storia d'amore appassionante e un invito a cercare la felicità tra le pieghe dell'esistenza terrena. L'autore, infatti, crede nella forza dell'amore, che "unisce, dialoga, sconfigge la morte", e nel potere della scrittura, tanto da affermare con Arthur Conan Doyle: "Il segreto della letteratura è quello di rendere gli altri un poco più felici di come li hai lasciati".
M. P. Codato

I Segreti di Pulcinella

Le Vele di Astrabat-edizioni il Foglio
Era l'inizio. i quattro elementi, Aria, Terra, Acqua e Fuoco si erano uniti per ricreare l'armonia dell'universo, ma ci fu un intoppo. gli elementi pesanti formarono le Terre del Sole Pallido, gli elementi leggeri invece unendosi diedero vita alla Città del Silenzio, i Cerchi di Luce Energetica. Esisteva un confine ancora inesplorato, materia e energia a cercare l'unione perfetta. poi Atzelil tentò di varcare la zona di confine per completare il suo ciclo; era solo energia ma voleva contaminarsi con la materia ed amare: fu l'inizio della tragedia, perchè gli uomini del Sole Pallido, non appena capirono, cercarono di conquistare la Città del Silenzio e i Cerchi. Otlan amava Atzelil, l'amava di un amore assoluto, e per questo aveva inviato Neilos ad Astrabat, il pianeta di Sabbia e Ombre Lunari, dove un vento miracoloso, venendo a contatto con le cellule, le rigenerava, permettendo al corpo di rinascere tre volte... ma anche gli uomini del Sole Pallido sapevano, volevano conquistare Astrabat e lavoravano ad un progetto folle per possedere l'immortalità, estendendo il loro dominio all'intero universo. Un cerchio Illuminato non desiderava l'immortalità, però. Una storia d'amore intensa e appassionante, un monito contro i difetti dell'uomo contemporaneo, e un invito a cercare la felicità tra le pieghe dell'esistenza terrena. Due storie, all'apparenza, fuse in un 'cerchio' di poesia pura, che lasciano al lettore il compito di scoprire il significato più profondo dell'essere umano.
Gordiano Lupi (Direttore Editoriale)
Una lettura che richiede una grande attenzione e partecipazione da parte del lettore; sforzo però ampiamente ripagato. La prosa lirica in cui è scritto, densa di visioni oniriche e fantastiche, travalica il mero genere fantascientifico e ci porta a riflettere su tematiche esistenziali molto profonde. Una lettura che consiglio.
Massimo Acciai

Redazione Specchio Magico

La memoria dell’acqua, la vita che scorre lentamente, la vita che nella ragione a volte si confonde, la vita che ha bisogno dei sogni e dell’immaginazione, la vita che non aspira alla perfezione, ma che da essa rifugge. La memoria dell’acqua, la nascita di tutte le cose, il trasformarsi, il divenire pensiero e turbamento, per poi ritornare nell’esatto punto di partenza, e da lì cominciare un altro percorso, fino alla fine...
La memoria dell'acqua è una raccolta di racconti, tre lunghi e sei brevi, che potrebbe essere etichettata come fantasy: i personaggi sono infatti inseriti in un ambiente fantastico, talvolta ai limiti del fantascientifico, e vivono avventure apparentemente tipiche del genere.Nel primo racconto lungo, che si intitola La memoria dell'acqua e dà nome al libro, il protagonista, Estasio, viene catapultato indietro nel tempo nel bellissimo pianeta di Egretus, invaso dai sanguinari Plageo, giunti da un mondo di tenebra a portare morte e distruzione. Qui incontra Thana, che gli rivela la profezia secondo la quale arriverà da un tempo ignoto un viaggiatore, che riuscirà a risolvere i conflitti, allontanerà da Egretus i demoni, ristabilirà l'armonia, ma poi dovrà ritornare a casa, al luogo da dove è venuto.Questo "viaggiatore" sarà davvero Estasio? Il giovane non lo sa per certo, però sa che ad Egretus c'è l'armonia da lui sempre cercata e mai trovata nella sua esistenza tormentata dal dolore. Sarà all'altezza del compito che tutti si aspettano da lui?
La piuma degli angeli narra di Amir che, convinto dall'amico Otis dell'esistenza di una misteriosa "Porta degli Angeli", decide di raggiungerla. Ma esisterà davvero? E come trovarla? Occorre aspettare un segnale, ma che tipo di segnale? Potrebbe essere la presenza di una donna, Erula, che compare danzando tra due lingue di fuoco che salgono dal terreno fino alle stelle. Mentre contempla il sacro fuoco, gli si avvicina un uomo, che sarà la sua guida per la Porta. Amir sente che dovrà raggiungerla: la Porta rappresenta la libertà, una nuova vita, la fuga da un mondo interiore che egli non sente più suo. Ma... sarà davvero cosi, o sarà una illusione, dalla quale sarà poi ancor più terribile tornare alla realtà?
In Polvere nel vento il protagonista si strugge dal desiderio di riuscire a raccontare storie immortali. Vicino a lui Foglia di Luna e Isipo il Vecchio, l'una fanciulla malinconica, l'altro anziano filosofo: sembra che siano gli unici abitanti di Silent, uno strano pianeta nel quale egli è arrivato senza capire come. Il filosofo lo incoraggia a scrivere, però solo senza trasporto, con semplicità, perché le parole semplici fanno "dimenticare il passato"... se esiste un passato. Egli non se ne ricorda. Passa il tempo a dormire e scrivere, pranza da solo, a disagio per la tristezza di Foglia di Luna, in soggezione per il filosofo, che forse gli nasconde qualcosa. Vorrebbe andarsene, esplorare il pianeta, ma dovrebbe eludere le sentinelle: inquietanti creature che assomigliano a innocue margherite, ma sono sensori di controllo del territorio. Che cosa c'è da scoprire su Silent?
Chi è Fabula, la donna dagli occhi color della notte del brevissimo Desiderio d'amore? Forse una donna vera, forse soltanto il sogno di un amore perfetto, che come un uragano attraversa la vita e il cui ricordo tiene in vita. Come la mancanza d'amore può togliere ogni speranza e spingere Emily, in Il violoncello, a lasciarsi morire, finché non scopre che l'amore e la gioia sono molto vicini, a portata della sua mano: basta solo volerlo. Un doloroso addio tra due innamorati è il tema di Sei qui, mentre Il suono violato parla di un attentato all'armonia del mondo da parte di un uomo mediocre smanioso di potere. Originalissimo il racconto La mutazione, in cui Yen diventa... un libro, le cui parole educheranno, miglioreranno la vita, porteranno luce e, magari, potranno perfino modificare il destino dell'universo. Conclude la raccolta La zona d'ombra, che affronta il tema del soprannaturale e dei confini tra la vita e la morte.
Racconti fantastici, anche. Ma un simile giudizio sarebbe riduttivo e ingiusto per l'autore. Nei racconti di Antonio, sotto il velo del fantasy, ci sono mondi lontani immaginari troppo simili a piccoli mondi reali, a noi ben noti, fatti di persone e dei loro sentimenti, dipinti con tocco delicatissimo, più da poeta che da narratore: la speranza di un destino migliore, le domande sui perché dell'esistenza, la necessità di bellezza e pace, il dolore del vivere, le meschinità che ci avviliscono, i sogni che vorremmo realizzare, le illusioni che ci aiutano a superare la realtà, la solitudine, la paura dell'ignoto, la fatica di andare avanti nonostante gli ostacoli, la tentazione dell'egoismo e dell'avidità, il rifiuto del materialismo per una vita più spirituale, il bisogno di appartenenza, l'ansia di libertà, le perdite che siamo costretti a subire. E su tutto questo l'amore, che ci travolge e ci salva, unico motivo per vivere: le ragioni del cuore che "la ragione non conosce".
Recensione a cura della Redazione dello Specchio Magico.

Kult Underground

Partire e ritornare non è certo andar via (dalla canzone di Roberto Cocciante).
La verità è che non riusciamo ad accettare la parte malata di noi stessi; quanti segreti e orribili desideri agitano i nostri sogni, quanto odio coviamo, quanta cattiveria. La ragione ci ordina d’essere saggi, caritatevoli, buoni con il prossimo e invece, tradimenti, guerre, ingiustizie, potere e denaro, carriera… (pag. 31). Mi perdonerete, amici lettori, se parrà che io faccia Cicero pro domo sua; ma non potevo esimermi dal parlare ancora di questa bruciante soavità che risponde al titolo summenzionato: La memoria dell’Acqua. L’ossimoro si spiega perché, dietro una prosa suadente e cullante, quantomai metaforica, che ci narra di un cielo che pare una 'coperta di raso'; di 'una magica luna che, nella notte immobile, dall’alto, ha cambiato il colore dei miei gerani'; di un’altrettanto ammaliante 'Nuova musica che percorse il tempo, e il suono grave e appassionato del violoncello, sgorgò possente; il pianoforte ne accompagnò il canto, facendo in modo che il nuovo mattino sorgesse fulgido ed espressivo' (pag. 117), Antonio non esita ad alzare il dito contro l’Ingiustizia di un mondo basato su privilegi nient’affatto meritocratici e su un paradigma socioeconomico ultracompetitivo, che a stento maschera una totale assenza di selezione basata sul merito, appunto. Questa denuncia la si evince da un titolo: “Il suono violato”, di uno dei nove (tre più sei, invero) racconti raccolti a formare la Memoria dell’acqua, e da quest’invettiva che si risolve nel tepore di in un auspicio d’ispirazione si direbbe platoniana: 'Gli uomini mediocri… riescono a vivere solo con quel misero potere che viene loro concesso. A vivere una vita insignificante. Non so se sugli altri pianeti i poeti, gli scrittori, gli artisti amministrano il potere, ma se così non fosse sarebbe una vera catastrofe, perché solo gli uomini illuminati possono garantire pace e prosperità' (pag. 131) .Gli uomini illuminati, però, da tempo non risiedono su questa Terra; qui il primato dello scientismo iperpragmatico ha eroso da tempo ogni margine alle pascaliane Raisons du Coeur. Al loro posto, esseri umani che, come uno degli antieroi che, nella trilogia d’apertura, impersonano non solo gl’io narranti ma anche lo sfacelo dell’umanità, sono indeboliti dall’Ipercogito cartesiano: 'Sulla Terra avevo trascorso la vita a fare congetture, sperare, amare, dimenticando di vivere il presente' (pag. 90). Il Presente: il tempo per antonomasia della Grecità Perduta, la grecità presocratica, la grecità cantata dai grandi tragici e bramata fino alla follia da un altrettanto tragico Nietzsche. Tragico perché antistorico, appunto; perso nella suprema diacronia dell’essere un Esule nell’era ipertecnologica della seconda rivoluzione industriale: quella del Petrolio e dell’Acciaio. Anche Antonio, da buon figlio di Trinacria, la più greca di quelle terre che furono Magno-greche, intona un canto di Dolore, ma anche di Speranza; un canto che è anche riproposizione di quella sublime Diacronia nicciana, che urla alla e nella Natura la sua vertigine all’incontrario (quella che ti prende guardando dal basso verso l’alto9, l’Ottembre: 'Era forse una linea sospesa, l’immagine che si perde nei sogni che una mia amica scrittrice aveva definito Ottembre, storpiando il mese delle foglie cadenti. Proprio Ottembre vedevo apparire, nei colori tenui che si spandevano tra i greti, nel gelido spumeggiare del mare, nell’incessante corsa del vento verso il promontorio, nella QUIETE CHE AGITAVA IL MIO CUORE' (pag. 29, stampatello mio). L’amica scrittrice non è un’invenzione letteraria; esiste davvero, ha scritto un libro-shock, dove Ottembre assume una connotazione più disperata, diventando il toponimo di un Io narrante che ha un placentare bisogno di scorciatoie per giocare col proprio passato. Così, Ottembre diventa '[…] Il tredicesimo mese, magico e muto, scrigno di segreti' (le citazioni sono da Venere, io t'amerò di Monica Cito, Perrone Editore, Roma, 2005); una sorta di libro mastro dove vengono contabilizzate '[…] cose vere, tutte verificatesi, belle e brutte, tutte poco amanti della storia, tutte traumatiche, in fondo. Tutte iscritte sotto la voce ottembre e sotto voce “crediti personali” estinguibili con ricevimento scuse o avveramento miracoli'. Anche qui, dunque, una sorta di contrapposizione di una dimensione a-storica, a-storicista, a-sincrona, al tempo del paradigma occidentale, quello misurato, misurabile, scandibile e condizionante (vedansi le prime scene di “Castaway”, col magnifico Tom Hanks). E Antonio coglie la palla al balzo, reinterpreta secondo la sua sensibilità la suggestiva e disperata eco dell’Eterno Presente urlato da Monica, e non a caso lo fa attraverso un personaggio femminile, non (più) terrestre: Thana-la- Maieuta.'Con l’armonia, invece, tramite la memoria dell’acqua, si poteva sondare un mondo che appariva lontano, quel mondo che la tua amica scrittrice aveva giustamente definito Ottembre: una realtà percepibile soltanto con l’immaginazione, l’unica che poteva sconfiggere il vostro materialismo, quella che sicuramente vi condurrà verso la distruzione' (pag. 35)".
Elisabetta Blasi

Brik Libri

La ricerca dell’armonia e dell’amore, inteso nella sua accezione più vasta, è il filo conduttore di questo libro di Antonio Messina che si compone di tre racconti lunghi e di sei esili di pagine, ma densi di contenuti. Il primo, che dà il titolo alla raccolta, è sicuramente il più riuscito, sia come struttura-architettura sapientemente costruita che per la ricercatezza del linguaggio. Un racconto dove Estasio, l’io-narrante, cerca disperatamente l’armonia e la trova in Thana. Nel secondo racconto “La piuma degli angeli” troviamo Amir che si innamora di Erula, la danzatrice del sacro fuoco e nel terzo “Polvere nel vento” troviamo altri due personaggi, Isipo e Foglia di luna. Diversi altri personaggi popolano i racconti come il monaco Ezachiel, guida spirituale o il medico Otis, tanto per citarne due. Fra i racconti flash, come li definisce Elisabetta Blasi nell’introduzione al volume, segnaliamo ai lettori “Desiderio d’amore” dove lo scrittore tratteggia egregiamente la figura di Fabula, donna “con occhi che brillavano, incastonati come perle in quel viso ovale ombrato di sabbia e di schiuma…le labbra quasi come petali svelavano il mento delicato “. Recensire i racconti sarebbe fare un dispetto ai lettori. Quello che a noi interessa è mettere in evidenza che Messina si rifugia nel genere fantasy non per evadere dalla realtà quotidiana, ma per meglio tratteggiarla. Realtà per lo scrittore non positiva e, infatti, nel libro sono presenti personaggi negativi che vivono ai confini della galassia ed altri che vengono contrapposti ai personaggi principali dei racconti, per il quale l’autore nutre rispetto ed ammirazione, forse alter ego dello stesso Messina. Viaggiatori instancabili alla ricerca di un senso da dare alla propria esistenza, personaggi che criticano un mondo basato sulla razionalità ed auspicano l’esaltazione del sogno, uomini in crisi con se stessi in un mondo dominato da una estrema razionalità che non lascia spazio all’armonia e all’amore. Persone in perenne pericolo che solo le donne riescono ad aiutare, a salvare da un triste mondo privo di fantasia “mentre è con la fantasia che si costruiscono i sogni”. La memoria dell’acqua è una raccolta felice sia per le trame sapientemente imbastite che per il linguaggio chiaro, diretto, immediato. Lo scrittore si sforza di ricercare la perfezione stilistica, senza ricorrere a frasi ad effetto, artificiosamente costruite. Bisogna riconoscere che, pur cimentandosi in un genere impegnativo come il fantasy, Messina riesce ad ottenere ottimi risultati e questa raccolta rappresenta un ulteriore passo in avanti dello scrittore. Nel suo primo libro, il romanzo L’assurdo respiro delle cose tremule, l’autore dava vita ad un romanzo corposo, con una trama narrativa originale e interessante, privo però della lievità, della dolcezza, dell’armonia, e possiamo dire della poesia presente in questo libro.
G Petralia

Intervista Arte Insieme R Montagnoli





Perché scrivi?

Per necessità, desiderio, anelito, bisogno d’altrove, volontà di non fermarsi sulla superficie delle cose- Io amo gli uomini che cadono, se non altro perché sono quelli che attraversano- Friedrich Wilhelm Nietzsche. Ho attraversato il dolore, sperando di trovare la felicità… è l’amore che unisce, dilaga e sconfigge la morte, anzi per essere precisi l’idea che l’uomo ha della morte, infatti, il più terribile dei mali, cioè la morte, non è niente per noi, dal momento che, quando noi ci siamo, la morte non c’è, e quando essa inesorabilmente arriva, noi non ci siamo più, diceva il filosofo.


Alla base di tutte le tue opere c’è un messaggio che intendi rivolgere agli altri?

È un messaggio d'amore, è l'incessante ricerca dell'uomo contemporaneo di trovare "angoli" di quiete e così riflettere sul senso delle scelte, dei gesti: un perire e rinascere, in un continuo alternarsi di luci e di ombre. Il libro nasce, infatti, dal bisogno di cercare il significato e il destino della vicenda umana, di comprendere la ragione del dolore e del male che imperversa ovunque. Nasce da un irrefrenabile desiderio d'amore e d'armonia, di un'anima errante che tenta d'afferrare il sogno e la luce, comunque consapevole del misero destino terreno».


Ritieni che leggere sia importante per poter scrivere?

Leggere è fondamentale: risposta netta ma efficace; in questo caso non servono tante parole.


Che cosa leggi di solito?

Asimov, Calvino, Ray Bradbury, Gorge Orwell, Tolkien, Robert E. Howard, Cesare Pavese, Ballard, Nietzsche, Eraclito, Democrito, C.S. Lewis ( Lontano dal pianeta silenzioso), Shiel ( La nube purpurea), Matheson ( I am legend) : sono questi i miei autori preferiti. Dimenticavo: il grande Lem di Solaris.


Quando hai iniziato a scrivere?

Non c’è inizio e nemmeno epilogo, tutto si svolge dentro di te, tutto è ricerca, sogno. Il problema, a parte la naturale vanità di ogni autore, è un altro. Se scrivi per comunicare le tue emozioni, allora, se usi l’anima e il coraggio degli illuminati per creare mondi, allora… non arrivi mai, resti sospeso ad oscillare su una corda tesa, e dall’alto, in bilico, vedi l’approdo, luci e lanterne a riflettersi sul mare, e trasmetti al lettore la tua passione, viaggi con lui, nel sogno. Questo è il vero segreto della letteratura ‘rendere gli altri un poco più felici di come li hai lasciati’ così diceva Arthur Conan Doyle. Ho iniziato tardi, e non credo smetterò: era destino, era il sogno della mia vita, ma io non conoscevo il mio destino…


I tuoi rapporti con l’editoria.

Dicono che per pubblicare con i grandi, sovente ci vuole una buona dose di fortuna; io dico che servono amicizie, non si spiegherebbe altrimenti come testi mediocri vengono pubblicati da grandi editori. Ma qui il ragionamento è molto complicato, comunque basterebbe leggere Quasi quasi faccio un corso di scrittura e Nemici Miei, per avere un quadro completo delle situazione. Hanno accusato l’autore (Gordiano Lupi, che è anche il mio editore) d’essere invidioso, di buttare fango su Faletti e compagnia: io sono d’accordo con lui, la sua analisi è lucida, onesta, “mostra” verità mai affermate. Ti faccio un esempio, idea già espressa da qualche editore, di cui non ricordo il nome. Prendi un autore di successo, uno scrittore osannato dalla critica, uno che vende centinaia di copie, anzi prendi il suo nuovo lavoro (dattiloscritto), aggiungi un nome inventato e invialo per editori: penso che ci sarebbe da ridere… non so se mi sono spiegato. Dagli editori a pagamento meglio tenersi alla larga, dai corsi di scrittura pure, servono a spillare quattrini, punto e basta. Meglio leggere, leggere ottimi autori, per affinare, ascoltare il suono delle parole, cercare di migliorare la forma… ecco cosa veramente serve ad uno scrittore, sempre che ci sia il talento, che io ritengo la cosa fondamentale.


Che cosa ti piacerebbe scrivere?

Le Vele di Astrabat, in uscita i primi di settembre per il Foglio Letterario.


Scrivere ha cambiato in modo radicale la tua vita?

Ho incontrato per strada un uomo molto povero ed innamorato, portava un vecchio cappello ed un cappotto strappato. L’acqua gli entrava nelle scarpe e le stelle nell’animo. Victor Hugo.

Il desiderio d’amore ha cambiato la mia vita: scrivere d’amore mi ha reso felice.


Qualche consiglio per chi ha intenzione di iniziare a scrivere.

Se scrivi per comunicare le tue emozioni, allora, se usi l’anima e il coraggio degli illuminati per creare mondi, allora… non arrivi mai, resti sospeso ad oscillare su una corda tesa, e dall’alto, in bilico, vedi l’approdo, luci e lanterne a riflettersi sul mare, e trasmetti al lettore la tua passione, viaggi con lui, nel sogno. Questo è il vero segreto della letteratura ‘rendere gli altri un poco più felici di come li hai lasciati’ così diceva Arthur Conan Doyle. Ci vuole comunque il talento, senza di quello non si creano mondi.

Arte Insieme R. Montagnoli


La memoria dell’acqua
di Antonio Messina
Introduzione di Elisabetta Blasi
Copertina di Danilo Messina e Oscar Celestini
Edizioni Il Foglio
http://www.ilfoglioletterario.it/;
ilfoglio@infol.it.
Narrativa – raccolta di racconti
Pagg. 150
ISBN: 9788876061288
Prezzo: € 12,00


L’armonia è quella sensazione di elevazione dello spirito che ci rende quasi invincibili; è una forma d’amore, la forma d’amore più completa che esista in tutto l’universo. Per arrivare a questa forma d’elevazione spirituale ci sono voluti parecchi secoli, e l’istinto è fondamentale per attivare il processo.
Avevamo compreso che solo con la ragione non si arrivava a nulla, a parte vivere un’esistenza materiale e per certi versi fragile e misera. Con l’armonia, invece, tramite la memoria dell’acqua, si poteva sondare un mondo che appariva lontano, quel mondo che la tua amica scrittrice aveva giustamente definito Ottembre: una realtà percepibile solo con l’immaginazione…

Questa raccolta di racconti di Antonio Messina è un’opera di alto impatto filosofico, il cui messaggio appare chiaramente sintetizzato nella parte sopra riportata.
In un mondo quale il nostro, dominato dalle ferree regole della logica e del pragmatismo, i nostri occhi non riescono a vedere oltre le immagini che per la nostra mente rappresentano la realtà, una limitazione che anziché fortificarci ci indebolisce, ci toglie il piacere di vivere, ci rende schiavi della nostra limitata conoscenza.
Per vivere un’esistenza degna di essere chiamata tale occorre perciò che convivano, in perfetto equilibrio, l’istinto, l’armonia e il sogno.
E questo libro, infatti, non è da leggere con gli occhi, con quella razionalità che nel passare dei tempi si è radicata a tal punto dal farci diventare incapaci di comprendere se non nei ristretti termini di regole che ci siamo create.
E’ da leggere invece con il cuore, istintivamente, immergendoci nei mondi senza tempo che l’autore utilizza per ambientare le vicende di supporto al suo concetto filosofico. Apparentemente, si potrebbe dire che i racconti fanno parte del genere fantasy, ma non è proprio così, perché invece ci troviamo di fronte a delle raffinate metafore, perfettamente integrate in una prosa poetica che fa scorrere dolcemente le pagine, riga dopo riga.
E il ritorno all’istinto è imprescindibile dal rientrare in umiltà a far parte della natura, di smettere quella superbia che ci illude di essere a conoscenza dei suoi segreti.
E’ una natura, quella dipinta da Messina, che è personaggio nei racconti, che crea quell’atmosfera di sogno a cui lasciarsi andare e così troviamo venti che serpeggiano fra i dirupi innevati, cieli che sembrano coperte di raso, una magica luna che nella notte immobile cambia il colore ai gerani, periodi di alto lirismo, visioni oniriche che conducono all’estasi.
Se il messaggio è filosofico, la forma utilizzata è di una apparente lievità, una sorta di carezza che scende dritta fino al cuore, ottenuta anche con il ricorso agli ossimori, che in un mondo vagheggiato di sogno e di irrazionalità trovano una loro precisa collocazione, come un riflesso di luce in un quadro surrealistico (la quiete che agita il cuore; il silenzio urlante).
Preciso che fino a ora ho scritto solo del primo racconto, di quella Memoria dell’acqua che dà il titolo alla raccolta, oltre a essere quella portante del messaggio.
L’opera però comprende altri due racconti lunghi: La piuma degli angeli, a tema religioso, e Polvere nel vento, dedicato al valore della scrittura.
In verità, poi, ci sono altre sei prose, assai più brevi, ma dei veri e propri squarci su stati d’animo, espressi prevalentemente tramite dialoghi, quasi degli incipit di eventuali successivi lavori.
Se ho preferito soffermarmi sul primo racconto, non è perché gli altri siano qualitativamente inferiori, ma solo perché in questo il pensiero di Antonio Messina finisce con l’essere di introduzione ai successivi e dilaga, nella sua concettualità, in modo chiaramente esplicativo, conducendoci per mano alla scoperta di un mondo che ignoravamo.
Quindi è un’opera innovativa, di elevato valore, che, ripeto, richiede per essere compresa solo lo sforzo di abbandonare il nostro pragmatismo, lasciandoci andare, senza remore e timori, al fluire delle parole.
R. Montagnoli

Specchio Magico Redazione

Le vele di Astrabat, Edizioni Il Foglio

Era l'inizio. i quattro elementi, Aria, Terra, Acqua e Fuoco si erano uniti per ricreare l'armonia dell'universo, ma ci fu un intoppo. Gli elementi pesanti formarono le Terre del Sole Pallido, gli elementi leggeri invece, unendosi, diedero vita alla Città del Silenzio, i Cerchi di Luce Energetica. Esisteva un confine ancora inesplorato, materia e energia a cercare l'unione perfetta. Poi Atzelil tentò di varcare la zona di confine per completare il suo ciclo; era solo energia, ma voleva contaminarsi con la materia ed amare: fu l'inizio della tragedia...
Astrabat, pianeta del deserto e dei Velieri. Un luogo lontano, che nel ricordo di Otlan assume quasi l'indeterminatezza di un sogno. Niral ascolta il racconto, che sembra una favola. Niral, un tempo amata, ora soltanto amica (ma forse molto più che amica), ansiosa di sapere, di "ascoltare storie d'amore per dimenticare le tristezze dell'esistenza", di conoscere di Aztelil, di Neilos, di Neha e delle Vele che solcano il cielo... Eppure Astrabat è tremendamente reale, la posta di una terribile lotta per il suo possesso: il dono che promette è l'immortalità, boccone che fa gola a molti.
In questo mondo bellissimo e desolato, affascinante e ostile, giunge Neilos, un esploratore, un uomo ormai molto vecchio, mandato dai Migranti col compito di custode dell'universo. I Migranti, che si credono dei, che portano avanti il loro folle progetto per impadronirsi dell'universo. Neilos osserva e medita: uomini, donne e bambini scendono dai Velieri, con negli occhi il dolore e nei corpi la fatica che annichilisce e toglie ogni volontà. Vorrebbe sapere da dove vengono e perché popolano le vie del pianeta, chi ne ha organizzato l'arrivo. Ma chi è davvero Neilos, che protegge la chiave d'accesso a dati che tutti vogliono? Sarà possibile la sua storia d'amore con Neha?
Come sempre, Antonio Messina mette in una cornice fantascientifica storie che sono universali. Astrabat è fin troppo simile alla Terra, con il suo bene e i suoi molti mali. E gli abitanti di altre galassie siamo noi, uomini moderni, con i nostri problemi personali, sociali e ambientali forse irrisolvibili perché non mettiamo alcun impegno nel cercare una soluzione. La nota sconvolgente del romanzo è la similitudine tra il nostro recente passato (e il nostro incerto presente) e le vicende di Astrabat: i Sergoy e le deportazioni di massa, la brama di potere, gli intrighi, la menzogna, l'avidità, la guerra, la crudeltà disumana che tutto calpesta in nome dei propri interessi.
Non è facile affrontare argomenti così duri senza fare retorica, senza abbandonarsi a sfoggi di filosofia spicciola e superficiale: ma Antonio vi riesce benissimo, sempre mantenendo un linguaggio semplice, che tuttavia giunge a vette di alta poesia sotto forma di prosa. I pensieri dei personaggi riflettono le nostre passioni, le paure, le insicurezze, i desideri e le eterne lotte, da cui di rado usciamo vincitori: per questo li sentiamo tanto, e tanto dolorosamente, vicini.La malinconia che pervade il romanzo ci fa pensare al rimpianto per un paradiso perduto di pace, tranquillità, benessere. Un paradiso che non meritiamo, che non ci può appartenere, più consono a esseri angelicati che a miseri uomini. Un rimpianto a cui l'Autore oppone un rimedio quanto mai umano: l'amore come base per la nostra felicità terrena.
Stringo tra le braccia Niral, l'accarezzo, osservo i suoi occhi illuminarsi; sembra un cerchio perfetto, un bagliore notturno che illumina le alture. Siamo qui, sospesi, siamo sorgenti, atomi, voci nell'infinito: era lei la mia immortalità, so che è felice, e questo basta per vivere l'ultimo sogno della mia vita.
Un libro dal fascino sottile, pieno di dolcezza, ma anche di dolore, che vi colpirà al cuore e che vi costringerà a pensare e a rivedere, forse, qualcuna delle vostre convinzioni più radicate. Un elogio particolare ad Angela Betta Casale, autrice della splendida copertina, e alle Edizioni Il Foglio, per una scelta editoriale che conferma, una volta di più, che oggi è nella piccola editoria la più alta qualità delle pubblicazioni.
Recensione a cura della Redazione dello Specchio Magico.
Commenti dei lettori
Commento di Claudia Rossi Un libro che parla di un sogno che può diventare un incubo. Un modo di narrare che commuove, ma mette anche a disagio, perché questi personaggi fantastici sono uguali a noi. Ha un che di scioccante, ma è bellissimo. Tanti complimenti a questo autore che non conoscevo.

Commento di Gordiano Lupi (Edizioni Il Foglio)E' la recensione più bella che ho letto su questo libro. Grazie.

Commento di Rosaria Chinnici Non sono campanilista, ma questo autore, siciliano come me, mi pare straordinario, una mosca bianca tra i romanzieri moderni, freddi e spesso banali. Nel leggere il libro mi sono commossa fino alle lacrime.

Commento di Rosy Molteni Scrivo questa recensione per consigliare a tutti il libro di Antonio Messina, di cui conosco bene le opere, che sono sempre un po' tristi, ma molto profonde e ci fanno pensare a come stiamo sbagliando ad agire, in modo tale da distruggere la natura e noi stessi.

Commento di Maria Festa Struggente e commovente... un mondo terribile che fotografa quello che potremmo diventare... forse... proprio bello... complimenti ad Antonio Messina...
Commento di Elda PetraliaQuesto libro è dolcissimo, ma tanto triste, e l'autore è stato una scoperta, per me che non ne conoscevo i libri. Bravissimo!

Commento di Gianni Vigorelli E' il terzo libro che leggo di Messina, perché sono un patito di fantasy e fantascienza: finalmente un italiano che non ha nulla da invidiare agli americani.

Commento di Giorgia Pasini Sono Giorgia di Brescia. Questo romanzo me lo ha regalato mia cugina per il mio compleanno, l'altra settimana. L'ho letto di corsa per vedere come finiva, poi l'ho riletto con calma. E' una fantascienza filosofica che piace anche a me, che non amo la fantascienza, ma anche una storia d'amore. Comprerò anche gli altri due, anzi, me li farò regalare per Natale. Non riesco a credere che non conoscevo niente di Antonio e invece ha scritto ben tre libri.

Q-Libri R Montagnoli

Quando mi appresto ad aprire un libro di Antonio Messina avverto già una trepidazione, perché so che sto per avventurarmi in un universo sconosciuto, in un mondo situato su un piano dove l’irrealtà è il riflesso, mediato dalla mente dell’autore, della realtà che ci circonda e in cui siamo immersi.Leggere le storie di questo grande scrittore è come fare un viaggio nell’onirico e perciò al primo impatto può apparire anche incomprensibile, tanto che consiglio vivamente una preventiva lettura dell’eccellente nota introduttiva di Monica Cito.Personalmente non trovo grandi difficoltà perché affronto il testo con lo stesso metodo che adotto con la poesia, nel senso che mi lascio andare, mi astraggo completamente da ciò che mi circonda e senza la necessità di soffermarmi sui vari punti proseguo la lettura in modo piuttosto rapido, tanto che assai alla svelta arrivo al termine del testo.Ritengo anche doveroso precisare che i generi a cui ricorre Messina per mostrarci il suo mondo generalmente non rientrano fra i miei preferiti, passando dal fantasy de La memoria dell’acqua al fantascienza-fantasy, visti certi richiami mitologici, de Le vele di Astrabat. Tuttavia, affronto la lettura senza nessuna ritrosia e mi immergo completamente in un’altra dimensione.Non sto a delineare la trama, fatta di apparenti discontinuità, ma ci tengo a precisare che il lavoro concettuale già avviato con l’eccellente La memoria dell’acqua qui è diventato più chiaro, in questa ricerca, che non è solo letteraria, di fuggire dall’estrema materialità della vita corrente per rifugiarsi in un sogno, dove elementi del passato si accavallano, si fondono, si dividono, implodono con visioni del futuro, quasi a dimostrare come sia vero che il concetto di tempo sia solo umano. In questo senso l’autore ci prende per mano per accompagnarci nella sua realtà, senza tuttavia imporcela, perché le immagini caleidoscopiche che ci scorrono davanti possono essere viste a nostro piacimento, con la possibilità così di costruirci un nostro sogno, un rifugio a cui approdare dopo la tormentata esperienza di una vacuità morale del mondo in cui siamo.L’abilità di Antonio Messina è di avere una scrittura in bilico fra la prosa e la poesia, con l’innegabile vantaggio, così, di poter far apparire come concrete cose che non lo sono, una tangibilità che aiuta il lettore nella completa immersione in un mondo che reale non è. Astrabat è un pianeta di Sabbie e di Ombre, dove c’è un vento miracoloso che riesce a rigenerare le cellule, così da permettere agli uomini di rinascere. Ma è anche una metafora della storia umana, di una continua serie di apogei e di decadenze, di nascite e di morti, in un disegno i cui motivi non ci è dato di conoscere e che annulla di fatto il tempo. Può venire in mente il bellissimo film di Kubrick 2001 Odissea nello spazio, ma non è così, perché Le vele di Astrabat ha una sua dignità autonoma, ha una forza che scaturisce dalle parole e che può consentire, a chi l’accolga pienamente, di rendersi conto di quanto potrebbe essere bella la vita solo che noi lo volessimo, solo che rinunciassimo all’egoismo per percorrere insieme, solidalmente, il viaggio terreno. Non ci sono forzature, né imperativi nel procedere del testo, ma solo una sottile pacata malinconia che induce ad accogliere a braccia aperte il messaggio filosofico che lo permea. Le vele di Astrabat è un’opera di elevato valore, da leggere, rileggere, assaporare prima con il cuore e poi con la mente.
R Montagnoli

Lankelot eu. Le Vele di Astrabat M. Monego


Messina Antonio - Le Vele di Astrabat-edizioni Il Foglio

“Le vele di Astrabat” è un libro composito e complesso: è costituito da due romanzi brevi giustapposti, coordinati da una terza vicenda che riunisce le trame e forma una sorta di cornice, nella quale una coppia dialoga di fronte al mare e l’uomo si rivela essere uno scrittore, che inizia a leggere alla compagna “Le vele di Astrabat”.
Il secondo romanzo invece potrebbe intitolarsi “I cerchi di Talete”, ma questa è solo un’ipotesi critica, non essendo il passaggio fra i testi evidenziato in alcun modo. Il lettore condivide così il senso di disorientamento del personaggio narrante.
Per leggere Messina è opportuno lasciarsi catturare dal flusso delle immagini e dei colori ed essere disposti a salpare verso altri mondi e altre dimensioni non sempre razionalmente spiegabili. La prosa è fitta, ritorna su sé stessa, a volte alcuni passaggi da un evento all’altro vanno quasi immaginati e il lavoro di fantasia è ampio.
Fantascienza e argomentazioni filosofiche si uniscono a creare un genere originale e difficilmente paragonabile ad altri, quasi impossibile risulta riassumere le trame senza rovinare al lettore la sorpresa, è più appropriato individuare alcune tematiche principali.

La dimensione del disorientamento, già presente nella precedente raccolta di racconti “La memoria dell’acqua”, è qui forte, trascinante e si coniuga a un senso d’incomprensibilità del narrante verso quanto gli sta succedendo.
Egli percepisce una minaccia incombente di morte, vive in una dimensione angosciata e si sente scrutato, osservato, braccato e aspira alla pace e all’amore. Ha paura, forze misteriose violano la sua mente o la sua memoria, può sentirsi confuso di fronte a un mondo che gli sfugge e che non comprende.
La presenza positiva di fronte a tutto questo è rappresentata dalla donna, colei che ha il compito di accogliere e capire la sua sofferenza. A volte è umana, a volte è luce pura, spirito, ella è la custode dell’amore. Neanche lei è esente da sofferenze, ma le cela oppure i due si danno coraggio a vicenda.
Continua a cercarmi nella mente, dentro i tuoi silenzi, continua, Neilos. Non soffrirai, quel tempo è alle tue spalle, non aver paura, devi incanalare, modificare, parlarti e conoscerti. Lascia stare il passato, la sofferenza, la brutalità di alcuni uomini, lascia che il tempo possa risanare le ferite. Non aver paura, ama, non le altre, ama me che sono vicina, che capisco, che ho bisogno d’emozioni sconosciute. Amami: voglio sentire solo per un attimo la vita scorrermi nel cuore”.(p.29)
Proprio l’amore sembra essere quel che l’Autore considera il motore dell’universo, amore vissuto in una dimensione mistico-esistenziale, molto irrazionale, una sorta d’afflato poetico, che si spinge sempre avanti, sempre oltre le piccole e grandi miserie del quotidiano e la brutalità degli esseri violenti e insensibili. L’amore sconfigge il dolore individuale e universale.
Amare per non essere soli, perché senza l’amore niente si crea, poiché senza l’amore la morte vincerà”. […] “Non c’è vita senza amore, solo miseria, infelicità e dolore; non c’è armonia senza amore, solo pioggia sudicia e fanghiglia”. (p.39)
I personaggi narranti trovano sicurezza e forza nel loro sentimento e comprendono che la vita è fatta di istanti, purtroppo non prolungabili, che è necessario vivere, ascoltare, ripensare. Nel continuo interrogarsi esistenziale è questa una delle poche certezze.
È opportuno a questo punto aprire una piccola parentesi sull’io narrante: nel primo romanzo è, a sorpresa, un computer, Neilos, stranamente umanizzato, tanto che l’Autore gioca non poco con l’ambiguità, facendo cadere il lettore in autentici tranelli narrativi piuttosto sorprendenti. Del resto Astrabat è un pianeta davvero strano:
qui ad Astrabat quello che appare è falso, al contrario di quello che si nasconde che spesso è verità”. (p.26)
Astrabat è “una nota, un paese, una città vetusta, una rovina, un abbaglio, un freddo pensiero rubato alla mente”. (p.24)
È un pianeta sabbioso, un deserto con ricche sfumature di luce e colore, la sensibilità cromatica di Messina è molto forte, i colori paiono accendere ancora di più la fantasia e costituiscono un suo leit-motiv insieme al mare, elemento rasserenante, la cui presenza qui è forte soprattutto nel racconto-cornice.
Tornando a un’analisi delle tematiche principali del Messina-pensiero notiamo che nell’universo esistono purtroppo forze malvage – incarnate di volta in volta da esseri mostruosi (i Sergoy, i Turganev, terrificanti uccelli antropofagi).
Autori di stragi e deportazioni di massa (che ricordano quelle naziste), colpevoli di crudeltà senza limiti paiono rappresentare quel male del mondo che da sempre esiste e si ripete, giacché l’uomo continua a commettere sempre gli stessi errori. I protagonisti delle vicende cercano di eludere la sorveglianza di questi esseri e di sventare i loro progetti.
La natura umana, nella concezione di Messina, pare oscillare tra due poli fondamentali: il desiderio d’armonia di alcuni e la sete di potenza, l’avidità di altri, che si può manifestare nella ricerca dell’immortalità o in quella di fonti inesauribili d’energia a scapito di altri esseri, ma “l’immortalità non cura i mali dell’uomo” (p.36), né lo strapotere di tecnologia e scienza possono nulla se l’essere umano non cura e coltiva il suo spirito, non riflette, non ama. E l’amore si contamina con l’umano, non fugge, non viola le leggi naturali di vita e morte.
L’invenzione fantastica – ipotizziamo – non è fine a sé stessa, ma possiede radici nei grandi temi esistenziali e in questioni dibattute: il potere della scienza su vita e morte, l’eutanasia (p.63), lo sfruttamento delle risorse energetiche, le guerre fratricide e le inevitabili conseguenze sui più deboli.
Traspare tra le pagine una forte aspirazione alla pace interiore e universale, all’armonia, all’essenzialità.
Prima devi imparare a conoscerti, e rimuovere l’inutile e il superfluo. Allarga il palmo della mano e conta gli oggetti che può contenere, non molti in verità, però se ci ragioni un attimo, sono quelli indispensabili”. (p.72)
La vita rimane sempre “un enigma irrisolto” (p.89), un mistero nel quale sondare e scavare anche attraverso l’invenzione di storie o, forse, nel futuro, la speculazione filosofica, che l’Autore sembra pronto ad affrontare in opere successive.
Marina Monego

Lankelot.eu P.Garofalo


Per vivere occorre morire a se stessi (ultima lettera di Van Gogh da Londra al fratello Theo)
“La memoria dell’acqua” di Antonio Messina si articola sulla musicalità di rimandare al cuore (re-cordor) la ricerca dell’archetipo pur consapevole che, una volta ripartorito, sarà di nuovo fragile e corrompibile dagli stereotipi che regolano la vita di tutti i mondi possibili. Il testo si snoda senza tempo, luogo, spazio o perlomeno questi elementi sussistono come mezzi di una ricerca, di una sosta che consoli e rinfranchi nei confronti di un mondo quale dovrebbe essere. Tutto sarà di nuovo contaminato e spingerà ad infinite ricerche… tutte soste, quindi all’andare incerto e fragile del vivere; tentativi di vita nella memoria dell’acqua come rigenerazione.Il mondo è un Parnaso devastato dall’uomo e dalla sua logica, Eden imbrattato da caparbietà e ignoranza; l’uomo è costretto a spingersi tra crolli e rigenerazioni, tra illusione e realtà, tra amore e tragedia a cui però manca il compianto del coro che tanto i greci amavano come momento di consolazione. Fortunatamente però i muri si sbriciolano, lasciando fessure e crepe; qualche eletto potrà passare, cercare l’inammissibile e viverlo anche senza progettualità eterna.H. Hesse titolava il suo capolavoro “Siddharta”, la radice tedesca indica “colui che cerca” e il non trovare diventa ipotesi non esclusa ma non per questo meno vitale, proprio nella convinzione che la meraviglia del vivere precipita sempre nel suo contrario, in un alternarsi senza soste. Thana non ha forse l’etimo di thanatos pur presentandosi come espressione di bellezza e amore?Vita e morte percorrono quindi il testo del nostro autore che guarda con gli occhi di chi sa che è necessario dare concessione di vita al sogno, al mistero e all’abbandono della logica.
Vedevo il cielo flettersi, tinto di cremisi al centro; le rondini navigavano tra i corridoi di nuvole che il vento apriva in quell’attimo.Erano belli i colori d’Egretus, il lungo promontorio che si allungava ai piedi di una spiaggia di sabbia fine che si perdeva a vista d’occhio. Il freddo si era fatto pungente, e la pioggia si era tramutata in neve; farfalle argentee brillavano nel cielo crepuscolare, ridando espressivita’ a quel mondo che ricordava l’antico, ad un cielo indeciso pronto a diluirsi nel mare” (p. 19).
L’acqua lava, pulisce, purifica, è iniziazione di vita, l’acqua parla, consola… è mare, viaggio, perdita, libertà, volo, musica.Si unisce alla terra solo per chi guarda l’orizzonte ma ne rimane perennemente staccata; come un altro mondo. Il rimandare “La memoria dell’acqua” di Antonio Messina a simbologie greche destinate ad una caduta degli Dei, mi sembra riduttivo. Nel testo, Dei e mondi senza tempo scendono a terra, si incorporano in un laico panteismo e ci permettono di cogliere l’eternità dell’attimo che, proprio come tale, costituirà l’eterna traiettoria della vita. Il nostro autore invece conferisce all’archetipo una veste meno consueta. Affida al segno la capacità costante di esistere come “connotativo” e restituisce alla PAROLA la comunicazione del cuore, del sogno, del meraviglioso, del sorprendente. È la parola, l’archetipo musicale che ci dona questo libro, la cura di essa come RITROVATA MADRE… ricercata cantilena d’amore, come fotografia consumata dai sentimenti e dallo sguardo.E ogni volta, Antonio Messina, muore a se stesso… in un mondo che della parola non sa più cosa farsene, per volare ancora con essa… liberare le catene… esprimere un patto d’amore, di sincerità e di vita.
Patrizia Garofalo

Lankelot.eu G. Franchi

Antonio Messina La memoria dell'acqua Edizioni il Foglio euro 12,00

Il secondo libro di Antonio Messina da Partanna, “La memoria dell’acqua”, è costituito da nove racconti; sa essere elegiaco e apocalittico, nei primi tre – quelli più estesi, e d’argomento o almeno d’ambientazione sinceramente fantascientifica, e postromantico e un po’ manierista nella seconda parte, almeno da “Desiderio d’amore” e “Il violoncello” sino a “Sei qui”. Rispetto all’opera prima, “L’assurdo respiro delle cose tremule” (2003), la lingua s’è fatta meno barocca e più levigata; non mancano preziosismi e sontuose ricercatezze a testimonianza d’una fede nella pura lingua letteraria anche nell’adozione d’un genere – quello fantastico e fantascientifico – purtroppo non sempre caratterizzato, nelle letterature occidentali, da adeguato stile. In questo frangente, invece – cerco di ricostruire il dna della scrittura di Messina, avvertendo che potrei naturalmente sbagliare – i campioni sono quelli ai quali l’autore potrebbe essersi ispirato o dei quali almeno potrebbe aver interiorizzato l’opera: reminiscenze del grande Lem (“Solaris”: vaga ma viva ne “La memoria dell’acqua”), del “Pianeta silenzioso” di C.S. Lewis (angeli a guida del mondo, in comunicazione con uno e un solo leader spirituale: “La piuma degli angeli”), de “La nube purpurea” di Shiel e “I am legend” di Matheson (“Polvere nel vento”: solitudine e silenzio su un mondo abitato da creature estranee; nessuna conflittualità, tuttavia, ma predestinazione a essere l’ultimo di una specie). Spiazza un po’, invece, quanto scrive Elisabetta Blasi nell’introduzione, salutando “echi orwelliani” (immagino s’intendesse, genericamente, “distopici”, alludendo a quella ridotta e memorabile parte della produzione dell’artista inglese dedicata alla visione apocalittica del futuro), “leopardiani, finanche danteschi, giù fino a Virgilio e Omero”: onestamente mi sembrano richiami non solo ovviamente eccessivi, ma complessivamente estranei a questo libro; qui non c’è – in primis – nessun verso, al limite prosa lirica, e basti questo a testimoniare che probabilmente s’è andati, per entusiasmo, un pochino fuori strada. Cerchiamo piuttosto di posizionare correttamente la scrittura di un autore che – naturalmente fondato come ogni grande lettore e come ogni autore intelligente su una cultura letteraria e filosofica dalle radici greche e dall’inevitabile eclettismo postmoderno – sinceramente continua a promettere molto. Messina è alfiere di un sincretismo interessante e decisamente poco comune: filosofia (dai pre-socratici in avanti), fantascienza, lirismo, misticismo. La sua è una scrittura densa e suggestiva, giocata per saliscendi; dialoghi e descrizioni vanno tendenzialmente annunciando una bordata lirica, mozzafiato; sembra quasi che l’autore prepari e annunci uno stato estatico che va poi sintetizzando in sei-dieci righe che raccontano la nuda e solare bellezza d’un’anima che sente e sogna: soffre e dispera. Fin quando non si sconfina nel misticismo puro; nel racconto eponimo, ad esempio, si mostrano subito notevoli frammenti del pensiero-guida del testo, a partire dall’omaggio a Parmenide: “Il pensiero ci attesta l’essere, che l’essere non è, e il non essere non è, se il non essere non è, nemmeno può essere, ma la vera realtà è l’essere, uno, eterno, ingenerato, incorruttibile, immutabile”. Dormienti sono frammenti d’armonia, istinto allo stato puro – arringano la folla, promettono mondi nuovi forgiati dall’immaginazione. Ci troviamo su Egretus, pianeta al di là del tempo, dimenticato da dei e uomini. Sta bruciando, dentro. Estasio esiste per fronteggiare la minaccia dei Plageo, che vogliono cancellare la memoria dell’acqua. Tuttavia: “Sapevo di aver attraversato la cortina del tempo, e che la distruzione di Egretus era avvenuta millenni prima, ma ne fui dolorosamente colpito come se fosse accaduto in quello stesso istante” – si ritorna al caos. Predestinazione e apocalissi: infine, lirica pura. Sono racconti concentrati sul conflitto tra sogno e realtà: sono intrisi di solitudine e disperato desiderio d’amore. Ideale incontra il reale, sino al passaggio nell’altra dimensione; oppure, semplicemente, si schianta contro il muro del non è. Leggendo ho evidenziato questo passo, mi è sembrato fondante – è qualcosa che, voglio sbilanciarmi, va a spiegare parte della genesi dell’opera e della scrittura di questo libro; vado a decontestualizzare con disinvoltura, sperando di non aver frainteso: “L’idea di entrare in una nuova dimensione mi allettava. Dimenticare e rinascere, dopo aver vissuto una vita mediocre: era questo il mio desiderio? Ero rimasto a galleggiare negli abissi del tempo, vivendo senza scopi, amando senza speranza, risucchiato nell’ignoto, avvolto da nebbie e sorrisi, ferito dalla crudeltà degli uomini. Il mio desiderio era dunque quello di mettere fine a un disagio che m’aveva reso un uomo senza speranze. Non bastavano l’amore effimero, il desiderio, il sogno; non bastavano lo studio, la filosofia o le scienze a salvare la mia anima. In ogni passo c’era sempre un’ombra, in ogni nuovo messaggio vedevo il futuro sgretolarsi insieme alla mia vita” (Antonio Messina, “La piuma degli angeli, p. 45) E quindi avanti con la ricerca di Senso, perché di significati sembra se ne sia avuto abbastanza; e con il vagheggiamento dell’Amore, quel “morso del drago” della tradizione antroposofica che deve mutare una volta e per sempre l’esistenza di due persone; avanti con l’architettura d’un universo che si va man mano restituendo al principio unico, all’unico Dio che tutto ha previsto e strutturato; pianeti diversi e altre dimensioni come via di fuga di fronte all’ingiustizia e all’inadempienza del senso nel pianeta e nella dimensione nostra, proprio come in C.S. Lewis. Avanti con la lirica pura, con il canto dell’io morente: con il canto del dio morente. E così, per squarci improvvisi di luce e inattesa grazia, per metempsicosi e viaggi interplanetari, al di là del tempo e dello spazio, suona una musica diversa e nuova. Prodromica a quel grande libro – modernissimo e capace di solcare il tempo – che un giorno Messina scriverà. Testimoniando fantasia, immaginazione, stile e controllo della lingua: testimoniando l’amore che porta – si sente – alla Letteratura; anzi, alle Letterature. Agli esseri umani, a Dio, alle scritture.
G Franchi

Specchio Magico

Antonio Messina La memoria dell'acqua Edizioni il Foglio euro 12,00


La memoria dell’acqua, la vita che scorre lentamente, la vita che nella ragione a volte si confonde, la vita che ha bisogno dei sogni e dell’immaginazione, la vita che non aspira alla perfezione, ma che da essa rifugge. La memoria dell’acqua, la nascita di tutte le cose, il trasformarsi, il divenire pensiero e turbamento, per poi ritornare nell’esatto punto di partenza, e da lì cominciare un altro percorso, fino alla fine... La memoria dell'acqua è una raccolta di racconti, tre lunghi e sei brevi, che potrebbe essere etichettata come fantasy: i personaggi sono infatti inseriti in un ambiente fantastico, talvolta ai limiti del fantascientifico, e vivono avventure apparentemente tipiche del genere. Nel primo racconto lungo, che si intitola La memoria dell'acqua e dà nome al libro, il protagonista, Estasio, viene catapultato indietro nel tempo nel bellissimo pianeta di Egretus, invaso dai sanguinari Plageo, giunti da un mondo di tenebra a portare morte e distruzione. Qui incontra Thana, che gli rivela la profezia secondo la quale arriverà da un tempo ignoto un viaggiatore, che riuscirà a risolvere i conflitti, allontanerà da Egretus i demoni, ristabilirà l'armonia, ma poi dovrà ritornare a casa, al luogo da dove è venuto. Questo "viaggiatore" sarà davvero Estasio? Il giovane non lo sa per certo, però sa che ad Egretus c'è l'armonia da lui sempre cercata e mai trovata nella sua esistenza tormentata dal dolore. Sarà all'altezza del compito che tutti si aspettano da lui? La piuma degli angeli narra di Amir che, convinto dall'amico Otis dell'esistenza di una misteriosa "Porta degli Angeli", decide di raggiungerla. Ma esisterà davvero? E come trovarla? Occorre aspettare un segnale, ma che tipo di segnale? Potrebbe essere la presenza di una donna, Erula, che compare danzando tra due lingue di fuoco che salgono dal terreno fino alle stelle. Mentre contempla il sacro fuoco, gli si avvicina un uomo, che sarà la sua guida per la Porta. Amir sente che dovrà raggiungerla: la Porta rappresenta la libertà, una nuova vita, la fuga da un mondo interiore che egli non sente più suo. Ma... sarà davvero cosi, o sarà una illusione, dalla quale sarà poi ancor più terribile tornare alla realtà? In Polvere nel vento il protagonista si strugge dal desiderio di riuscire a raccontare storie immortali. Vicino a lui Foglia di Luna e Isipo il Vecchio, l'una fanciulla malinconica, l'altro anziano filosofo: sembra che siano gli unici abitanti di Silent, uno strano pianeta nel quale egli è arrivato senza capire come. Il filosofo lo incoraggia a scrivere, però solo senza trasporto, con semplicità, perché le parole semplici fanno "dimenticare il passato"... se esiste un passato. Egli non se ne ricorda. Passa il tempo a dormire e scrivere, pranza da solo, a disagio per la tristezza di Foglia di Luna, in soggezione per il filosofo, che forse gli nasconde qualcosa. Vorrebbe andarsene, esplorare il pianeta, ma dovrebbe eludere le sentinelle: inquietanti creature che assomigliano a innocue margherite, ma sono sensori di controllo del territorio. Che cosa c'è da scoprire su Silent? Chi è Fabula, la donna dagli occhi color della notte del brevissimo Desiderio d'amore? Forse una donna vera, forse soltanto il sogno di un amore perfetto, che come un uragano attraversa la vita e il cui ricordo tiene in vita. Come la mancanza d'amore può togliere ogni speranza e spingere Emily, in Il violoncello, a lasciarsi morire, finché non scopre che l'amore e la gioia sono molto vicini, a portata della sua mano: basta solo volerlo. Un doloroso addio tra due innamorati è il tema di Sei qui, mentre Il suono violato parla di un attentato all'armonia del mondo da parte di un uomo mediocre smanioso di potere. Originalissimo il racconto La mutazione, in cui Yen diventa... un libro, le cui parole educheranno, miglioreranno la vita, porteranno luce e, magari, potranno perfino modificare il destino dell'universo. Conclude la raccolta La zona d'ombra, che affronta il tema del soprannaturale e dei confini tra la vita e la morte. Racconti fantastici, anche. Ma un simile giudizio sarebbe riduttivo e ingiusto per l'autore. Nei racconti di Antonio, sotto il velo del fantasy, ci sono mondi lontani immaginari troppo simili a piccoli mondi reali, a noi ben noti, fatti di persone e dei loro sentimenti, dipinti con tocco delicatissimo, più da poeta che da narratore: la speranza di un destino migliore, le domande sui perché dell'esistenza, la necessità di bellezza e pace, il dolore del vivere, le meschinità che ci avviliscono, i sogni che vorremmo realizzare, le illusioni che ci aiutano a superare la realtà, la solitudine, la paura dell'ignoto, la fatica di andare avanti nonostante gli ostacoli, la tentazione dell'egoismo e dell'avidità, il rifiuto del materialismo per una vita più spirituale, il bisogno di appartenenza, l'ansia di libertà, le perdite che siamo costretti a subire. E su tutto questo l'amore, che ci travolge e ci salva, unico motivo per vivere: le ragioni del cuore che "la ragione non conosce".


Recensione a cura della Redazione dello Specchio Magico.

Federico Regini

Antonio Messina La memoria dell'acqua Edizioni il Foglio euro 12,00

Da qualche mese avevo intenzione di postare questo consiglio di lettura: "La memoria dell'acqua" di Antonio Messina. Come ho scritto personalmente all'autore, è una raccolta di racconti particolare, una sintesi tra fantasy e filosofia, moderna e nello stesso tempo classica e universale, per come vengono affrontate la tematiche portanti: amore, giustizia etc. Finisci di leggerla e rimani con una sensazione di aver avuto tra le mani e nel cervello qualcosa di singolare e di unico, che difficilmente oggi riesci a trovare nel mercato omologato dell'editoria contemporanea. La scrittura stessa non è convenzionale, è raffinata senza sfociare però nel tecnicismo pedante. Antonio traccia un mondo che "respira" dalla realtà, ma riesce a farlo diventare onirico, cavalca il sogno, e scorre, scorre fluido come l'acqua che "viaggia" verso il mare. C'è una cosa in più, Antonio è una grande persona, che tracima poesia ad ogni sua parola, questa è un'altra cosa, ma è sempre un punto più per provare "La Memoria dell'Acqua". P.s. lascio il suo sito www.antoniomessina.com in cui ci sono recensioni che rendono merito al suo lavoro, io posso permettermi solo di consigliarlo.
Federico Regini

Nino Passalacqua

“LA MEMORIA DELL’ACQUA” Edizioni il Foglio di Antonio Messina

Recensione di Nino Passalacqua


Ogni qualvolta prendo fra le mani una nuova produzione letteraria istintivamente sento il bisogno di dare risposta a due domande: perchè scrivere un libro ? e perchè leggerlo ? La risposta alla prima domanda, ne sono certo, è già nella mente di tutti voi: l’autore di un’opera letteraria scrive perchè sente prepotente il bisogno di dare sfogo ai propri sentimenti, di dare corpo alla propria fantasia, di comunicare le proprie sensazioni, le proprie emozioni, i propri pensieri . E’ quanto mi è venuto di pensare scorrendo le pagine dell’opera di Antonio Messina, “La memoria dell’acqua”, edita dalla Casa Editrice “Il Foglio” di Piombino. Conosciamo già Antonio Messina, quale autore di un romanzo, “L’assurdo respiro delle cose tremule” (Ed. L’autore libri, Firenze), di racconti vari e di liriche pubblicate in diverse antologie. Con “La memoria dell’acqua” ancora una volta Antonio si ritrova protagonista di un evento letterario per essersi sottoposto coraggiosamente alla fatica della composizione di una raccolta di racconti. Dico coraggiosamente perchè, purtroppo, l’arte del raccontare, e la conseguente gioia del leggere, è in decadenza. La causa è certamente da ricercare nella crisi della ricerca dell’intimità interiore, che esce ogni giorno di più dal nostro costume per accordare la preferenza, sia all’interno delle stesse mura domestiche, sia, soprattutto, nei luoghi di consumo del tempo libero, alla televisione, ai mass media in genere, agli spettacoli psichedelici, che stordiscono l’uomo, svuotandolo spesso dei suoi pensieri e dei suoi sentimenti. La nostra educazione intellettuale, forse per una sorta di eccessiva fretta della storia, non ha trovato un passaggio sufficientemente ampio per evitare ai più un salto brusco dalla vera cultura al fenomeno giornalistico, pubblicitario e cinematografico che tocca i sensi, ma sfiora appena i sentimenti e fa guerra all’immaginativa. Ha colto bene il nocciolo della questione una letterata francese, Jeanne Cappe: “i nostri contemporanei, ella dice, non hanno fede se non in ciò che vedono; considerano l’immaginazione come la nipote povera della ragione, una nipote un po’ pazza e farneticante, riservata tutt’al più ai ragazzi”. E’ a questi contemporanei che il nostro Messina sembra rivolgersi con questa sua opera, per indicare loro la via che porta al vero godimento estetico, alla vera felicità. La raccolta, che prende il titolo dal primo componimento, comprende nove racconti: i primi tre lunghi e compositi, intrisi di elementi filosofici e fantascientifici; gli altri sei brevi e concisi, veri e propri flash su fatti e stati d’animo proiettati in un mondo di sogno. Tutti e nove, comunque, sono accomunati da un continuo ruminare di pensieri, di sensazioni, di emozioni, che il Messina sente di dover confidare, di dover gridare a tutti perchè si sappia, si aprano gli occhi, si ponga rimedio; oppure perchè si canti, si inneggi all’amore, si promuova l’”uomo del cuore”. Egli parte da una tragica constatazione: nel nostro mondo, luce e tenebre si combattono; fuoco e terra, caldo e freddo, amore e odio (secondo il modo di pensare dei filosofi presocratici) si scontrano, anche in noi stessi. Ne “La Memoria dell’Acqua”, a pag 31, fa dire amaramente a Thana, la protagonista femminile: “La verità è che non riusciamo ad accettare la parte malata di noi; quanti segreti e orribili desideri agitano i nostri sogni, quanto odio coviamo. La ragione ci ordina di essere saggi, caritatevoli, buoni con il prossimo e invece tradimenti, guerre, ingiustizie, potere e denaro, carriera ...”. L’opera nasce, quindi, dal bisogno di dare una risposta ai problemi esistenziali, di comprendere la ragione del male, di trovare una soluzione agli affanni umani, provocati dalla tecnologia e dalla scienza. Così sentenzia Melibeo ne “La memoria dell’acqua”.: “Gli uomini credono che solamente con la ragione si possa mutare il destino e, infine, annullare la morte ... pensano che il progresso porterà pace e prosperità ... Questi insani di mente non hanno immaginazione, sono solamente profeti del nulla. Io invece affermo che i mondi si costruiscono con la fantasia” (pag. 14). I racconti filosofici (“La memoria dell’Acqua”; “La Piuma degli Angeli”; “Polvere nel Vento”), vogliono essere delle metafore filosofiche della ricerca di un mondo perduto, di un mondo in cui regnava l’armonia, l’innocenza, lo stato di natura, la purezza dei sentimenti, di cui l’acqua conserva la memoria nella sua trasparenza. Questi tre racconti propongono ognuno un personaggio, un Io Narrante, in profondo conflitto col mondo, di cui non sopportano la spietatezza,la competitività, l’odio. E’ il mondo dei “vinti” di verghiana memoria ? Tutt’altro. Messina intona, sì, un canto di dolore, ma a questo fa seguire un canto di speranza: “Il nostro mondo è un oceano di sofferenza, solitudine, dolore, un sentire ombroso che spesso dilania l’animo. Ad ogni modo c’è ancora una speranza” (pag ) I “vinti” di Verga alla fine si lasciano travolgere dal destino, opponendo soltanto una dignitosa rassegnazione. Gli “antieroi” messiniani, invece, cercano la rinascita in un mondo migliore, opponendo alla forza deleteria dell’intelletto, la forza del sentimento e dell’istinto, che trova nell’elemento primordiale dell’acqua la scaturigine dell’armonia, condizione essenziale della felicità. Da questa aspirazione nasce il bisogno di “altrove”. Di volta in volta il protagonista del racconto si proietta in un mondo fantastico, collocato fuori del tempo, oltre lo spazio, verso il mare, verso la sorgente della vita, in cui ritrovare il proprio stato di natura. Per Estasio, ne “La memoria dell’acqua”, questo mondo sarà Egretus, un pianeta magico da cui può partire l’armonia del mondo; per Amir, ne “La Piuma degli Angeli”, si tratterà di una sorta di “Città del Sole”, governata dagli Eletti, monaci che con la preghiera avevano contribuito ad edificare una nuova civiltà di pace e prosperità; per il viaggiatore anonimo, in “Polvere nel vento”, sarà Silent, il pianeta dei gerani rossi, dove il silenzio concilia la meditazione e l’estasi. Mondi diversi, accomunati però, da tre elementi ricorrenti: l’acqua come lavacro purificatore e simbolo della verginità della natura, l’amore come calore che aggrega e fortifica, la donna come guida alla rinascita spirituale. La figura femminile, infatti, ha un ruolo importante nell’economia della salvezza. Thana, ne “La memoria dell’acqua”, Erula, ne “La Piuma degli Angeli”, Foglia di Luna, in “Polvere nel vento”, incarnano l’essenza del mondo, assicurano il realizzarsi dell’armonia, si fanno guida spirituale all’uomo. Si può rintracciare in tutto questo un’eco della concezione della donna del Dolce Stil Novo: la donna come “angelo disceso da cielo in terra a miracol mostrare” ? E’ difficile dirlo. Certo è che in Messina la “donna” e l’”amore per la donna” appaiono come “via” per raggiungere la felicità, per arrivare a Dio. Ne “La Piuma degli Angeli”, il monaco Ezachiel, dopo aver tentato di convincere, invano, Amir ad abbandonare la passione per Erula, la Danzatrice del Sacro Fuoco, alla fine lo incoraggia a cercarla: “ Devi trovarla, anche se si tratta di un sogno ... Solo adesso ho compreso la portata del tuo sentimento. Se non la troverai, forse, non potrai mai ascoltare la voce del mio Dio” (pag. 55). E qui si innesta un discorso che sarebbe interessante approfondire, se non altro perchè mi trova su posizioni diverse rispetto a quelle di uno dei critici dell’opera, Fortuna dalla Porta, relativamente al valore della religione nella economia della salvezza dell’uomo. Mi limito, intanto, a far parlare l’autore attraverso la lettura di brani del racconto “La Piuma degli Angeli”: “A Olm la gente sembrava davvero felice ... La gente aveva intuito la vera essenza della vita ... “Il desiderio di Dio ha cambiato questa gente; io ho solo fatto la mia parte”, disse umilmente Ezachiel” (pag. 50) “Il monaco aveva intuito la portata del mio dolore ... Ezachiel sapeva che il mio desiderio d’amore m’avrebbe salvato dall’inferno (pag. 58). “ Quando l’ultimo respiro (di Adia, padre di Wuri) volò via, e la luce sparì, trovai la forza per congiungere le mani e sussurrare qualche parola; chiesi ad Ezachiel di pregare per me il suo Dio” (pag. 65). “In quel mattino dell’ultimo giorno, la luce dell’alba era più intensa del solito. Le colline sembravano di velluto e il frangersi delle onde sull’arenile ricordava il suono di mille violini. Una pioggia lenta scendeva dal cielo ... Non ci fu bisogno di altre parole ... la strinsi forte, poi mi incamminai verso la Porta (la Porta degli Angeli) ... Vedendo l’Eletto attendermi sul colle ebbi uno svenimento e caddi sul terreno. Mi svegliai dopo alcune ore, felice e riposato. Ezachiel era al mio capezzale e sorrideva ... Allungai la mano ... afferrai con due dita una piuma che era penetrata nella stanza. E’ la piuma degli Angeli, Ezachiel ? Lo è Dove siamo, Ezachiel ? Gli Eletti ti hanno scortato oltre la Porta: qui troverai la pace. E’ stato solo un sogno, Ezachiel ? Chi può dirlo, Amir; soltanto Dio è in grado di capirlo. Riposa ora, ne parleremo domani” (pag. 75). Che cosa aggiungere ? “Il desiderio di Dio (che) ha cambiato questa gente”; “essere salvato dall’inferno”; “congiungere le mani”; “chiedere di pregare”; “oltrepassare la Porta degli Angeli” (dove si) “trova la pace”, mi sembrano elementi sufficienti per affermare l’importanza attribuita dall’autore alla religione nell’opera di redenzione dell’uomo. In questo senso il Messina lo si sente vicino alle correnti spiritualistiche contemporanee che si richiamano all’interiorità, contro le forme dell’illuminismo e dello scientismo. Nel gruppo dei sei componimenti brevi ancora una volta ritroviamo il tema ricorrente caro al Messina: l’amore purificatore. E’ il caso di “Desiderio d’amore”,, un bozzetto in cui la “trama”, si fa per dire, si sviluppa tra un “Così conobbi Fabula ... “ e un “Adesso sono vecchio ...”; “Il Violoncello”, la storia di un medico e una ragazza malata che si ritrovano innamorati al suono di un violoncello; “Sei qui”, una straziante scena di due innamorati divisi dalla morte. Ma, assieme a questo, tanti altri motivi strettamente legati al filone principale della ricerca del “paradiso perduto”. Così, ne “Il Suono Violato”, Messina si scaglia contro i privilegi ottenuti senza alcun merito, contro il trionfo dei mediocri posti a comandare le sorti del mondo, e auspica una società basata sulla meritocrazia. “Non so se sugli altri pianeti, dice il Saggio Saabir, i poeti, gli scrittori, gli artisti amministrano il potere, ma se così non fosse sarebbe una vera catastrofe, perchè solo gli uomini illuminati possono garantire pace e prosperità” (pag. 131) Sembra di sentire l’eco del pensiero di Platone che, nella sua “Repubblica”, affidava il governo del popolo ai filosofi, agli uomini illuminati, appunto. Ma tant’è ! Queste mie riflessioni, sulle motivazioni dell’autore, spero siano servite a rispondere anche alla seconda domanda iniziale: perchè un lettore dovrebbe accostarsi a “La memoria dell’acqua” ? Spero, quanto meno, che siano servite a suscitare la curiosità di accostarsi al libro, se non altro per verificare la fondatezza delle mie considerazioni. Ad accrescere tale curiosità, vorrei azzardare, ora, alcune impressioni relative alla forma . Ho notato, per esempio, con piacere che i racconti filosofici del Messina sono contrassegnati da ritmo, da misura, da proporzione nella organizzazione della trama narrativa. Una trama, per la verità, nè ferrea nè vincolante, così come non risultano ferrei e vincolanti gli elementi del pensiero filosofico, giocosamente manipolati per rispondere all’economia delle storie. A mio modo di vedere la consistenza di questi racconti, oltre che nel messaggio e nella corposità delle storie, sta anche nei momenti descrittivi, quasi sempre di notevole intensità espressiva, che si dispongono come le tessere di un mosaico nel quale alla fine la figura appare chiara nei suoi contorni. Affidàti ad una prosa suadente e cullante, le descrizioni ci parlano di “luoghi prossimi alle favole, laddove i cavalieri viaggiano tra le correnti sulla groppa di cavalli alati” (pag. 16) in “La M.d.A.”; di “venti che serpeggiano tra dirupi innevati (pag. 22) in “La M.d.A.” di “Cieli che sembrano coperte di raso” (pag. 41) in “La P.d.A.”; di “una magica luna che nella notte immobile cambia il colore ai gerani” (pag. 82) in “P.n.V.”; di una “nuova musica (che) percorre il tempo e il suono grave e appassionato del violoncello sgorga possente (pag. 117) in “Il V.”; e di mare ... onde ... ruscelli ... pioggia ... acqua ... acqua ... e ancora ... acqua ...nella cui memoria Estasio e Thana “avevano intinto frammenti dell’anima” (pag. 26) in “La M.d.A.”. Il Messina non disdegna anche l’ossimoro (una forma retorica che consiste nell’accostare ad una parola un’altra di senso contrario). Il suo uso, però, non risulta artificioso e sgradevole; che anzi, nella descrizione di un mondo di sogno e di irrazionalità anche la “quiete che agita il cuore” (pag. 29), il “silenzio urlante” (pag. 65), e altre espressioni del genere, appaiono pertinenti e consoni. Così è dei suoi momenti descrittivi: essi, pur rappresentando un mondo di sogno, non appaiono sfumati e sbiaditi. Le sue donne, ad esempio, non sono figure eteree, evanescenti, diafane; sono creature in carne ed ossa, forse per ricordare che la bellezza non è soltanto un ideale. Sentite come introduce il personaggio femminile de “La Memoria dell’Acqua”: “Thana attendeva; la vidi da lontano, una figura esile ed elegante, agitare verso di me le mani. Era di corporatura media, con degli occhi bellissimi, sormontati da folte sopracciglia; in basso, il mento rendeva imbronciate due labbra carnose; il colore della pelle ... già il colore della sua pelle” (pag. 20). Parimenti felici risultano le composizioni brevi, quelle nelle quali il Messina sviluppa un concetto attraverso un dialogo fitto fitto tra due o più personaggi, un dialogo incalzante che via via va dipanando un fatto, un’immagine, un sentimento. Con poche pennellate egli sviluppa una complessa trama narrativa, un complesso di retroazioni, che pur restando fra parentesi, portano allo scoperto il mistero. Il tutto lascia trasparire una formazione umanistica dell’autore, che si traduce in una forma elaborata, ma non artificiosa; una forma che spesso, e per qualità lessicale e per strutturazione sintattica, si eleva a livelli poetici.



Il Giornale di Sicilia

Presentato libro di racconti del partannese Messina


Partanna(gc) “La Memoria dell’acqua” è il titolo del volume di racconti fantasy del partannese Antonio Messina(nella foto) che è stato presentato presso l’aula magna dell’istituto magistrale” Dante Alighieri”. L’iniziativa è del comune di Partanna. Il Libro è stato presentato dal dirigente scolastico Antonino Passalacqua. Hanno presenziato il sindaco Enzo Culicchia e l’assessore alla pubblica istruzione Mimmo De Gennaro.

Lankelot.eu Marina Monego


Antonio Messina è un inventore di mondi, nei quali ci trasporta con una prosa ricercatissima e densa, accortamente limata e lucidata come un oggetto d’argento, che nitido e brillante arrichisce una stanza. Messina ci conduce non attraverso stanze, ma pianeti – Egretus, Silent, Sinfonia – sperduti negli angoli della galassia, ibridando l’ambientazione fantasy con il racconto filosofico e con un ragguardevole substrato di cultura classica. Sono viaggi immaginari in luoghi popolati da creature stravaganti e misteriose, addolciti da presenze femminili dagli occhi scuri, bellezze mediterranee, che spesso celano una segreta sofferenza o sanno leggere il cuore dell’inquieto io narrante. La prosa raggiunge vette di alto lirismo e si fa poesia: “Il cielo sembrava una coperta di raso” .(p.41 “La piuma degli angeli”) La sensibilità cromatica è quella di un pittore, specie ne “La piuma degli angeli”: “…l’erba intorno aveva il colore della porpora. […] alberi dalle grandi foglie azzurre e quasi trasparenti. […] Il nero danzava nel vento, a tratti macchiato da un bianco brillante che colava dal cielo”. (pp.42-43) Come in una stravagante tavolozza i colori vengono mescolati, anzi traslati da un oggetto all’altro per dare vita e originalità a questi universi che paiono schiudersi di racconto in racconto in un infinito viaggio. Invenzioni fantastiche s’alternano a considerazioni sui grandi temi esistenziali, cosicché il racconto filosofico si dilata e le immagini poetiche, schegge luminose, s’irradiano per lo spazio come i raggi di una stella. Non è una prosa facile, è fitta, ci inonda di bellezza e d’incanto e può lasciarci ammutoliti. Diveniamo anche noi, come i protagonisti nei loro momenti felici un tutt’uno con il respiro dell’universo (una memoria ungarettiana è ipotizzabile) e ci facciamo trasportare dalla segreta armonia che da sempre ricerchiamo. Il libro si articola in tre racconti lunghi, il primo dei quali dà il titolo alla raccolta, e in una serie di racconti brevi, giocati quasi del tutto sui dialoghi, che ci svelano gradualmente la situazione narrativa. Caratteristica dell’io narrante di Messina è l’aver subito suo malgrado uno spostamento spazio-temporale. Senza aver capito come sia potuto accadere, il personaggio si ritrova catapultato su un altro pianeta sconosciuto. L’incipit dei racconti è in medias res e la narrazione procede a ritroso, chiarendo eventi e personaggi. Il primo impatto del protagonista consiste nel ritrovarsi all’interno di una situazione quasi onirica o visionaria con conseguente senso di disorientamento e di paura e sospetto verso l’ignoto. “Non ero in grado di appurare se quella che stavo vivendo era la realtà, o se fosse frutto della parte malata della mia mente…” (p.22) Nemici potenti e forze del male incombono o spiano il narratore: possono essere le onnipresenti Sentinelle a forma di petali metallici di margherita in “Polvere nel vento” o i Plageo, spietati assassini, esseri senza sangue, mostri capaci di modificare la realtà de “La memoria dell’acqua”. La fuga s’impone e consiste nell’oltrepassare una soglia, che può chiamarsi Porta degli Angeli o Barriera delle Rose, ma è sorvegliata, misteriosa, lontana e difficile da superare. Attorno a questa struttura principale s’articolano soprattutto i primi tre racconti, che presentano sia leit-motiv tematici che varianti d’argomento esistenzial-filosofico. Le grandi domande sull’universo e sull’uomo costituiscono infatti il basso continuo della prosa di Messina e gli interrogativi sul senso ultimo della realtà, sul dolore, sulla morte, su Dio ritornano con costanza formulati diversamente, come se l’io vi si arrovellasse attorno in cerca della tanto sospirata armonia e conciliazione di tutte le voci contraddittorie che lo agitano. Il primo racconto “La memoria dell’acqua”, costituisce una summa del pensiero dell’autore e sviluppa temi essenziali. Il protagonista Estasio –già il nome richiama uno stato d’alterazione psichica – si ritrova catapultato nel pianeta Egretus, appartenente alla galassia Socratea, in un anfiteatro gremito di gente dove, sotto una pioggia incessante, Melibeo arringa la folla. Il mondo in cui si trova somiglia molto a quello dei greci antichi e i richiami ai presocratici sono vari e numerosi, come spiega Elisabetta Blasi nella sua introduzione. Il racconto è ricco di mistero e non sarebbe corretto svelarne tutti i dettagli, basti osservare che Estasio incontra Thana, una figura femminile bella e misteriosa, che sembra parlare per allusioni. Ella è in grado di comprendere il dolore del protagonista. Caratteristica dell’io narrante – qui come altrove – è quella di aver molto sofferto “per i sogni non realizzati, per l’infanzia mutilata” (p.24). Ancora: “Il dolore è parte dell’esistenza, e con esso si deve convivere. Il dolore somiglia all’uragano, cupo e devastante si scaglia contro la terra, ma è un segnale che spesso non comprendiamo. Dovevo imparare a convivere con il dolore, accarezzarlo, farlo entrare con delicatezza dentro di me. Non tutto è intriso di nero, l’esistenza trova il modo per regalarci attimi d’estrema bellezza, ma spesso noi restiamo lontani dalla felicità, presi solo dall’effimero e dalla materia”. (p.46 “La piuma degli angeli”) “Ero stanco d’essere un numero, deluso dagli uomini, mortificato nel corpo e nell’anima”. (p.45 “La piuma degli angeli”) Il disagio cui si allude è quello contemporaneo: insoddisfazione, frenesia del lavoro, anonimato. Il desiderio principale di quest’io è l’armonia, “soffio di vento caldo”, “è ritrovare un sentimento d’appartenenza alle cose che mi circondavano”. (p.24 “La memoria dell’acqua”) È l’esser compreso nella propria sofferenza, ruolo che spetta alla figura femminile. In questo racconto elemento essenziale per il raggiungimento dell’armonia è la memoria dell’acqua. “L’armonia è quella sensazione d’elevazione dello spirito che ci rende quasi invincibili; è una forma d’amore, la forma d’amore più completa e complessa che esista in tutto l’universo. […] Con l’armonia, invece, tramite la memoria dell’acqua, si poteva sondare un mondo che appariva lontano, quel mondo che la tua amica scrittrice aveva giustamente definito Ottembre: una realtà percepibile soltanto con l’immaginazione, l’unica che poteva sconfiggere il vostro materialismo, quello che sicuramente vi condurrà verso la distruzione”. (pp.34-35) Dove Ottembre è un omaggio a Monica Cito. Su Egretus si vive in una sorta d’anarchia controllata, con poche regole basilari, si può amare liberamente, ma non si accetta chi vuole giudicare e chi pretende di avere la somma conoscenza. I suoi abitanti hanno capito che con la sola ragione, col solo pragmatismo non si arriva da nessuna parte e dunque sono necessari istinto, armonia e sogno. “La memoria dell’acqua, appunto, la vita che scorre lentamente, la vita che nella ragione a volte si confonde, la vita che ha bisogno di sogni e dell’immaginazione, la vita che non aspira alla perfezione, ma che da essa rifugge. La memoria dell’acqua, la nascita di tutte le cose, il trasformarsi, il divenire pensiero e turbamento, per poi ritornare nell’esatto punto di partenza, e da lì cominciare un altro percorso, fino alla fine. Istinto e armonia, con la ragione a equilibrare, laddove c’è necessità. La memoria dell’acqua, il fluire dei sogni, l’istinto che diviene legge: era quello il segreto dell’esistenza, era quello il segreto d’Egretus?” (pp.36-37) L’io sognatore, sofferente nella società contemporanea, cerca altrove – e nei sogni e nello spostamento spazio-temporale –una soluzione ai propri mali, a volte oscilla tra sogno e realtà, dubita della propria stessa salute mentale, scivola nel dolore, esista, si confonde, in ogni caso non si stanca di fantasticare e di creare. Il riferimento all’acqua è richiamo antico all’elemento primigenio, primordiale, ed è proprio il mare una presenza costante nei racconti, mare colto nelle sue mille sfumature e colori. “..le onde che scorrevano sembravano bighe trainate da cavalli d’argento, cavalli dalle lunghe criniere d’oro che galoppavano verso il pallido orizzonte”. (p.18) In tempesta o calmo, movimentato da scogli, mare verso cui si distende un promontorio oppure percepito come una presenza sfumata, il mare è fonte di rigenerazione e di forza: “Ascoltare il tramestio delle onde era per me un’emozione smisurata”. (p.60 “La piuma degli angeli”) “Le onde sprigionavano suoni arcani, il frangersi dei marosi sugli scogli evocava antiche e appassionate melodie…” (p.61) Se “La memoria dell’acqua è un racconto filosofico che decreta i concetti base del libro e cerca di vederli applicati nell’organizzazione della società, ne “La piuma degli angeli” è il tema religioso a venir affrontato attraverso il rapporto tra il narratore Amir e il monaco Ezachiel, amico e padre spirituale. Non viene chiarito se Ezachiel professi una religione cristiana, è un uomo pio e retto, rispettoso delle idee di Amir. “Se Dio è l’artefice di tutte le cose, vuol dire che la sua idea è dentro di noi fin dalla nascita. Arriverà anche per te il momento di trovare la pace”. (p.50) Egli cerca di capirlo e di rispettare i suoi tempi e le sua non-fede. Amir dal canto suo è un personaggio in ricerca, “desideravo qualcosa che mi era sfuggito durante l’infanzia” (p.50), ha un suo carico di dolore, ma soprattutto crede nel sogno e nell’amore come fonti di salvezza. La sua concezione della religiosità lo avvicina alle correnti spiritualistiche contemporanee che guardano molto all’essere interiore e ricercano un modus vivendi semplice e naturale, in sintonia con l’ambiente e senza eccessi tecnologici. Come nel racconto breve “La zona d’ombra” si raggiungono qui i confini del soprannaturale e viene esposto un universale concetto d’amore universale. “Che l’amore possa decidere le sorti del mondo, è cosa risaputa, ma nel cercarlo gli uomini hanno paura di soffrire, perciò vi rinunciano, conducendo una vita infelice e misera”. (p.70) È importante anche l’amore per un sogno, come quello di Amir per Erula, l’esile ballerina danzante tra due ali di fuoco freddo. La parte finale di questo racconto con i suoi riferimenti a coloro che sono dotati di un vuoto interiore speciale – può venire chiamato talento, amore o sofferenza – e che per questo avranno in dono sogno e bellezza preclusi agli insensibili, apre già al leit-motiv del terzo racconto lungo “Polvere nel vento”: lo scrivere. Ambientato a Silent, remoto pianeta semi deserto dalla sabbia rossa come Marte, “Polvere nel vento” vede il consueto io dedito alla scrittura. In un mondo silenzioso (nomen omen: è il silenzio delle emozioni a venire imposto), spazzato da un vento notturno implacabile, proprio la parola scritta assume importanza ed è affidata a un diario segreto, in una dimensione di solipsismo molto accentuata. L’unica che pare comprendere il protagonista è una donna, Foglia di Luna, creatura dolce e sensibile, forse vittima di un vecchio dispotico. “Spesso mi chiedo perché scrivo, quale forza mi spinga a liberare i segni, costruendo castelli e ponti di cristallo, luoghi immaginari; mi domando a volte che senso ha vivere, ma subito dopo, osservando le rondini saettare, mi vien voglia di riconsiderare la questione, e cerco razionalmente di dare un significato a ciò che osservo”. (p.80) La scrittura è compressa tra due istanze: quella intima dell’io portato alla fantasticheria e al sogno e affidata al diario segreto e quella impostagli da Isipo il Vecchio, un pragmatico, che pretende da lui uno stile semplice e snello, vuole che lui osservi le cose senza passione, senza emozionarsi. Tutta la narrazione scorre al limite della razionalità, poiché l’io non riesce a capacitarsi della propria situazione e ha smarrito la memoria, “sembra che qualcuno abbia svuotato la mia testa” (p.84) e si sente come sul set di un film dalla splendida scenografia. Percepisce di dover fuggire, si sente osservato (echi orwelliani qui). è confuso perché non ricorda il suo passato, non sa cosa sarà del suo futuro, vive del solo presente. “C’è qualcosa d’oscuro nella mia vita, un passato che non riesco a ricordare…In realtà non voglio soffrire: ecco il vero motivo per il quale non desidero ricordare”. (p.92) Sa solo di essersi smarrito in un mondo che privilegia la materialità e non sa perdere tempo di fronte alla bellezza della natura o per ascoltare il “respiro dell’anima”. Qui più che altrove l’io oscilla tra felicità/infelicità, ragione/follia, fuga/permanenza, è come se edificasse castelli di sabbia per poi sgretolarli e rifarli ancora, è un “nomade senza patria e senza passato”, è lo scrittore, anima inquieta, irrisolta, piena di aporie. “Ho bisogno di scrivere in altro modo, liberare con somma leggiadria le frasi, cercare sempre parole appropriate e profonde per descrivere i moti del’animo, le emozioni che toccano il cuore”. (p.97) “Vorei tanto respirare il profumo intenso della vita, ritornare ad accudire la mia anima, essere l’uomo di un tempo”. (p.98) È una rivendicazione del proprio modo di essere, la cui importanza risuona anche nel racconto breve “Il suono violato”: ”Non so se sugli altri pianeti i poeti, gli scrittori, gli artisti amministrano il potere, ma se così non fosse sarebbe una vera catastrofe, perché solo gli uomini illuminati possono garantire pace e prosperità”. (p.131) In tanti spostamenti, in tanta ricerca di spiritualità contrapposta al pragmatismo dilagante “la parola è verbo e può modificare il destino dell’universo” .(p.131 “La Mutazione”) La raccolta è un viaggio tra mondi lontani e fantastici e nello stesso tempo un viaggio dentro l’uomo, nelle sue esigenze spirituali profonde, in un rifiuto del vivere ridotto a mero esistere biologico e alla ricerca di una dimensione più ricca e viva del nostro percorso terreno.
Marina Monego, ottobre 2006
Marina Monego (Venezia 1961), d’origini veneziane con antenati scesi col Piavedalla val Zoldana, si è laureata in Lettere all’Università di Ca’Foscari a Venezia con una tesi sul viaggiare settecentesco. Dopo qualche breve avventura nel mondo della scuola ha messo su famiglia e ha deciso di dedicarsi integralmente al marito e ai due figli, nonché al beneamato gatto Ulisse. Da molto tempo risiede in Terraferma, ma a Venezia è rimasta affezionata e vi ritorna sempre volentieri. Ama la montagna e i boschi, ma non disdegna il riposo sui lidi marini,possibilmente con qualche bel libro. Non ha mai dimenticato il mondo della letteratura, né ha mai perso il vizio di scrivere. Da qualche anno affida i suoi testi al web e suoi articoli sono apparsi su lankelot.com (sito del quale ha condiviso le vicissitudini,appartenendo alla redazione), piazzaliberazione.it; anpimagenta.it; giovaniemissione.it; homoweb.it.; kultunderground.org Attualmente collabora anche a lankelot.eu e transfinito.net. Durante il periodo universitario ha pubblicato sulla rivista “Annali Veneti”, in collaborazione con Lauretta Novello, una ricerca demografica su un archivio parrocchiale della terraferma veneziana.