mercoledì 26 dicembre 2007

Mangialibri

La memoria dell'acqua
di D. Frati

Antonio Messina Il Foglio 2006
Da dove viene Estasio, il visitatore che è arrivato dal nulla a Egretus, il mondo di pace governato dalla luce delle Sfere di Parmenide e minacciato dalla cieca cupidigia dei conquistatori Plageo? Dal futuro per cambiare il corso del tempo, o da un'altra dimensione? Chi sono i misteriosi Eletti che sembrano guidare dall'alto il corso della storia e cosa si nasconde dietro alle Porte degli Angeli che si dice mettano in comunicazione il nostro mondo e il loro? Qual è il segreto del pianeta Silent, quasi disabitato e immerso in una pace irreale vegliata da minacciose Sentinelle?
Dio, se è ambizioso il libro di Antonio Messina. Come se non fosse abbastanza voler riscoprire la forma letteraria del racconto filosofico in questo tempo di fast-books e omogeneizzati rilegati, lo scrittore siciliano trapiantato a Padova tenta un'ardita commistione tra la fantascienza del Solaris di Andreij Tarkowskij (più che quello di Stanislaw Lem), la rilettura della classicità dei Dialoghi con Leucò di Cesare Pavese, la capacità di raccontare filosofia del Nietzsche di Così parlò Zarathustra. Unica stella polare, la voglia bruciante di un altrove purchessia, il desiderio di non fermarsi nemmeno un minuto alla superficie delle cose, il bisogno costante di simboli.

martedì 25 dicembre 2007

Il Gazzettino

Il Gazzettino

Astrabat, invito alla ricerca dell'amore

Antonio Messina, nativo di Partanna, padovano di adozione, che tanti consensi ha ottenuto con l'opera narrativa "L'assurdo respiro delle cose tremule", si presenta ora con un'altra altrettanto avvincente, dal titolo "Le vele di Astrabat" (Il Foglio letterario). "Era l'inizio - spiega - e i quattro elementi, aria, terra, acqua, fuoco si erano uniti per ricreare l'armonia dell'universo, ma ci fu un intoppo: gli elementi pesanti formarono le terre del Sole pallido mentre quelli leggeri, unendosi, diedero vita alla Città del silenzio, i Cerchi di luce energetica, ma esisteva un confine ancora inesplorato, materia ed energia, per cercare l'unione perfetta. Atzelil tentò di varcarlo per completare il suo ciclo: era solo energia, ma voleva contaminarsi con la materia ed amare. Fu l'inizio della tragedia perchè gli uomini del Sole pallido, non appena capirono, cercarono di conquistare la Città del silenzio e i Cerchi. Otlan amava Atzelil e per questo aveva inviato Neilos ad Astrabat, il pianeta di sabbia e ombre lunari, dove un vento miracoloso, venendo a contatto con le cellule, le rigenerava, permettendo al corpo di rinascere tre volte...". Insomma una storia d'amore appassionante e un invito a cercare la felicità tra le pieghe dell'esistenza terrena. L'autore, infatti, crede nella forza dell'amore, che "unisce, dialoga, sconfigge la morte", e nel potere della scrittura, tanto da affermare con Arthur Conan Doyle: "Il segreto della letteratura è quello di rendere gli altri un poco più felici di come li hai lasciati".

M. P. Codato

lunedì 24 dicembre 2007

La Sicilia R. Mistretta

LA SICILIA
Cultura e spettacoli

Scaffale
Gli uomini del sole pallido



Antonio Messina, scrittore di Partanna che vive a Padova, dopo il buon successo di critica con i racconii" La Memoria dell'Acqua", torna ai suoi lettori con " Le Vele di Astrabat" ( Edizioni il Foglio, pag. 108 euro 10). " La cultura dell'autore - scrive Monica Cito nella prefazione- è tipica di quei pochi scrittori univeralizzanti, capaci di toccare più di un tema, posizionando gli stessi su uno sfondo credibile". E davvero Antonio Messina sa come sposare gli elementi di questo romanzo, dove Aria, Terra, Acqua e Fuoco, si erano uniti per ricreare l'armonia dell'iniverso: gli elementi pesanti formarono le Terre del Sole Pallido, ma gli elementi leggeri diedero vita alla Città del Silenzio. Atzelil era solo energia ma voleva contaminarsi con la materia ed amare, tentò di varcare la zona di confine, e fu l'inizio della tregedia, perchè gli uomini del Sole Pallido cercarono di conquistare la Città del Silenzio e i Cerchi. Otlan amava Atzelil, ed aveva inviato Neilos ad Astrabat, il pianeta di Sabbia e Ombre Lunari, dove un vento miracoloso rigenerava le cellule permettendo al corpo di rinascere tre volte. Gli uomini del Sole Pallido sapevano e volevano conquistare Astrabat grazie ad un folle progetto per estendere il loro dominio sull'universo e diventare immortali.

Roberto Mistretta

Le vele di Astrabat
Messina Antonio

Prezzo: € 10,00
Dati:2007, 115 p.
Editore:Ass. Culturale Il Foglio (collana Autori contemporanei)


Era l'inizio, i quattro elementi, Aria, Terra, Acqua e Fuoco si erano uniti per ricreare l'armonia dell'universo, ma ci fu un intoppo, gli elementi pesanti formarono le Terre del Sole Pallido, gli elementi leggeri invece unendosi diedero vita alla Città del Silenzio, i Cerchi di Luce Energetica. Esisteva un confine ancora inesplorato, materia e energia a cercare l'unione perfetta, poi Atzelil tentò di varcare la zona di confine per completare il suo ciclo; era solo energia ma voleva contaminarsi con la materia ed amare: fu l'inizio della tragedia, perchè gli uomini del Sole Pallido, non appena capirono, cercarono di conquistare la Città del Silenzio e i Cerchi. Otlan amava Atzelil, l'amava di un amore assoluto, e per questo aveva inviato Neilos ad Astrabat, il pianeta di Sabbia e Ombre Lunari, dove un vento miracoloso, venendo a contatto con le cellule, le rigenerava, permettendo al corpo di rinascere tre volte, ma anche gli uomini del Sole Pallido sapevano, volevano conquistare Astrabat e lavoravano ad un progetto folle per possedere l'immortalità, estendendo il loro dominio all'intero universo. Un cerchio Illuminato non desiderava l'immortalità, però. Una storia d'amore intensa e appassionante, un monito contro i difetti dell'uomo contemporaneo, e un invito a cercare la felicità tra le pieghe dell'esistenza terrena.

giovedì 13 dicembre 2007

Ma tu quando verrai... di Ilaria Dazzi

CastelRock

La memoria dell'acqua - Antonio Messina

«Ma Tu quando verrai?/ Un giorno stendendo la mano/ Sul quartiere dove abito,/ Al tempo maturo che non spero più davvero;» (H. Michaux).



Un voce sussurra lenta e pacata all’orecchio del lettore accoccolato alle soglie di se stesso, disteso al piacere della parola, alla bellezza dei luoghi dell’anima, all’attesa della vita che si compie: ha nomi differenti ma un solo volto, radici lontane e sapore di paesaggi contaminati dall’amore, dalla conoscenza di sè, dalla bellezza, dal sogno.Dentro e oltre la filosofia, La memoria dell’acqua costituisce realmente- come sottolinea a ragione Elisabetta Blasi nell’interessante introduzione- “la nuova frontiera del racconto filosofico”, caratterizzato da un’atmosfera che oscilla costantemente fra tradizione letteraria e indagine etica, attraverso un percorso à rebour sui temi arcani dell’esistenza.Sensibili sono i richiami al Filebo e alla maieutica come forma di conoscenza, di scoperta del Sé: percepiamo una sorta di osmosi tra il percorso dell’autore e quello di Melibeo, di Noori, di Yen, di Fabula, solo per citarne alcuni, dosando luci e ombre, trasparenze, silenzi e respiri. Se i temi fondamentali si delineano già nella prima parte, caratterizzata soprattutto dal capitolo da cui il volume trae il titolo, sono i sei racconti che definiscono sostanzialente la seconda parte a costituire un autentico luogo di incontro fra autore e lettore: Egretus è il compimento, la pienezza, Itaca che si profila all’orizzonte. Non solo una meta ma la naturale conseguenza di un percorso, del desiderio per la vita e per la rivelazione che in essa si nasconde.Antonio Messina indaga la naturale necessità alla vita attraverso la metafora, “Sono stato vento, antico pensiero, onda del mare e luce prossima al tramonto,…” : il desiderio è tattile, visivo, acustico, il desiderio è nelle cose, nell’ esistere stesso, nell’apprendere la convivenza con il dolore, come negli attimi di estrema bellezza che ci vengono regalati, a cui spesso restiamo lontani, “presi solo dall’effimero e dalla materia”.Autentica prova d’autore Il Violoncello, racconto di forte intensità, in cui il principio del suono come musica, come percezione di vita, si sublima nell’accettazione dell’amore come forza inarginabile, come sintesi del concetto “diffidate dagli analisti dell’anima, e invece ascoltate l’istinto…”espresso pressochè in incipit al primo capitolo: ecco allora il mattino farsi davvero fulgido ed espressivo, gonfio di rugiada, di curiosità, del sorriso della sorpresa, di uno stupore quotidiano, intrinseco alla prosa stessa.Dovremmo realmente accennare a questa operazione come stilisticamente improntata ad una fusione fra prosa e poesia: fusione non solo ‘formale’, bensì contenutistica, alla ricerca di una ‘misura personale’alla vita nell’intersezione fra pensiero, idea e concretezza, nel tentativo di afferrare, anche se di circostanza in circostanza, il panta rei, ‘i corsi e ricorsi’ individuali, la partenza e l’approdo al proprio Egretus.Interessante e profondo viaggio oltre la superficie per carpirne l’essenza, nel tentativo di riappropriarsi di uno spazio che il Tempo non concede, che l’abitudine deframmenta e inasprisce: uno sguardo all’interno e interiore insieme, all’origine e dentro l’origine, dentro l’uomo e per l’uomo.«L’incendio è la stagione/ delle tenebre bellissime/ avevi fatto in aria un incantesimo…» [1]: pellegrini, nudi, alla ricerca, soli,…ma vivi e vibranti, forse, un giorno, perfino in approdo al porto della felicità.
[1] Elegia, P. Conte.


AUTORE:È nata a Montecchio Emilia (RE) nel 1980, ma risiede da sempre in provincia di Parma. Laureata in lettere classiche presso l’Università degli Studi di Parma con una tesi in Storia del Teatro e dello Spettacolo dedicata alle riscritture del mito di Antigone, è attualmente dottoranda in discipline teatrali e cinematografiche presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. Collabora con alcuni siti internet dedicati a letteratura e teatro, con un’agenzia letteraria e con un mensile locale. Da sempre interessata all’universo della scrittura e all’editoria, si è recentemente qualificata al primo posto nel concorso Storie a Mezzogiorno (sezione narrativa). Autrice della post-fazione al libro di Fortuna Della Porta IO CONFESSO, sta attendendo l’uscita del suo primo racconto nell’antologia dal titolo Piccole Storie, edizioni La Chiave.