mercoledì 30 aprile 2008

Nota critica di Fortuna Della Porta

Dissolvenze
Prefazione di Patrizia Garofalo
In copertina “Ori antichi” (2005)
di Angela Betta Casale
Progetto ed elaborazione grafica
di Angela Betta Casale
Edizioni Il Foglio Letterario
http://www.ilfoglioletterario.it/
ilfoglio@infol.it
Collana Autori Contemporanei Poesia
diretta da Fabrizio Manini
Poesia – silloge
Pagg. 87
ISBN: 9788876061738
Prezzo: € 10,00

Partendo dal titolo, si potrebbero spiegare le dissolvenze in vario modo. Sono quelle che imprigionano la vita in una catena intrisa di vuoto, come fosse ombra, il nostro passaggio terreno dai tratti conturbanti o incomprensibili e difatti il poeta prosegue: sono costretto, nella luce diafana del mattino, / a macchiarmi l’anima/ di eventi e dolore, / quel fiore solitario che non trovo…
Nella sua concezione non solo l’uomo stenta a trovare il bandolo e una direzione al cammino generale dell’essere nel senso filosofico del termine, quanto a se stesso, immerso in una eternità tradita, sottomesso al pungolo del destino. Il suo pessimismo, tuttavia, più che configurare una posizione dominata dal nonsenso dell’apparato planetario, sembra piuttosto sottolineare il limite intrinseco della creatura, che pur sostenuta dalla ragione, è costretta ad una sorta di agnosticismo sulle cogenti domande circa lo scopo e il fine della sua vita. Nessuno può figurarsi se non attraverso la fede un disegno dell’eterno.
Marionetta o fantoccio, l’essere umano segue una strada che non ha segnato con le sue mani, in un tragitto di fittizia libertà. Il caso decide i suoi passi, sovente gettando lutti sulle spalle, sempre lasciando disorientati. Ciononostante la vita va vissuta, anzi conserva nelle sue pieghe la magia che induce, di fatto, all’accoglienza della propria sorte e all’orgoglio di aver partecipato al circolo più generale, se pure incomprensibile, del cosmo, con due mani protese nel vento, / l’urlo del mare, / il canto dei vili, / la rabbia dei morti, / l’incertezza del pianto, / le cose ordinarie, / il dolore di essere ombre.
Ma oltre alla generica angoscia esistenziale che probabilmente è già presente nel primo umano vagito, l’arco di tempo che appartiene al poeta è segnato da altre ferite, storiche e contingenti. Il degrado intacca l’umanità in maniera globale: l’ambito dei rapporti umani non è più nel segno della reciprocità, quelli politici e di mercato sono dettati dal tornaconto personale e dall’egoismo e l’ecosistema è stato tanto violato da far temere addirittura la catastrofe della specie. Prevale quello che Fromm aveva paventato: il primeggiare dell’avere sull’essere. Hanno ucciso l’azzurro, / le notti di marzo, /il canto e la poesia, / sussurri e chiarori in un campo di tenebra.
Il poeta tuttavia nella sua desolazione intravede un porto. Nel rapporto d’amore, che dalla sua parte concepisce come totalizzante e generoso fino al dono di sé, altre dissolvenze si possono immaginare: quelle del dolore e dello sconcerto. Anzi, nell’altra persona, Messina, come si diceva, è disposto a sciogliere tutto se stesso, mettendo la vita in altre mani, in una fiducia che acquisisce i toni elegiaci e lirici dell’antica poesia. Non nutre alcun pudore nel rivelare la propria fragilità e il bisogno di lasciarsi andare per avere tregua, tanto è fiducioso che l’amore possa dare colore e calore al suo buio, mettendo in fuga i fantasmi.
Tuttavia Messina sa che neppure un sentimento vero sfida il tempo e che due giorni appena in questa vita danzeremo, ma ne scrive senza lo stoicismo oraziano del carpe diem. In questa poesia si rilevano invece sentimenti e passioni, dubbi e lacerazioni in una sorta di stralunata consapevolezza dell’imminente precipizio.

…nel segno,
di questo presente immobile,
nello spazio di un respiro,
mi guardo intorno,
attonito,
osservo la mia vita
racchiusa
in miasmi di tenebra.

Un’atmosfera crepuscolare, di penombra, grava su tutta la raccolta, dovuta a questa battaglia tra lo sguardo che osa l’azzurro e la percezione della precarietà delle cose dell’uomo, che riverberano sul verso un senso di sconfitta che talora arriva alla prostrazione. Sovente anche gli elementi della natura assurgono a metafora delle tante speranze disattese.
Commuove poi la poesia alla madre che si configura come il baluardo contro il vero e proprio deragliamento.
Alla fine è d’obbligo parlare delle vere dissolvenze, quelle che la morte impone alle membra e alla coscienza di ciascuno, il riposo eterno. In effetti, tutta la raccolta è attraversata da una sottesa malinconia, con lo sguardo rivolto alla falce in un angolo già sguainata e, in questo ambito mesto, anche l’amore non è mai narrato con esaltazione ma con un filo di tristezza dovuto al rimpianto sempre presente di quanto si sta per perdere. Lascia che il corpo si dissolva piano…
Poesia di confessione, quasi femminea, se si intende con questo la capacità di scavo e di dono, assiepata in un suono pulito e in un lessico confidenziale e comprensibile: in nessun passaggio l’autore cerca l’artificio retorico e i toni altisonanti. L’uso della lingua nella sua cadenza da antica nenia o melodia non ricorre a stratagemmi di assonanze, giochi linguistici e metrici; essa si posa con una naturalezza e trasparenza del verso che rendono la raccolta godibile in ogni parte.

Fortuna Della Porta, Roma 28/04/08

lunedì 28 aprile 2008

Ai confini del sogno...la grande pittura di Angela Betta Casale

Angela Betta Casale vive e lavora a Torino
cell 349.56.11.167 - tel. 011.197.04.806 - fax 011.197.92.481per
  • CRITICA

Elisa Bergamino

Accostarsi alle opere di Angela Betta Casale è come fare un viaggio meraviglioso che conduce oltre i confini del sogno.
L’Autrice padroneggia il colore e la materia, diventandone complice e amica, trascinando la tela, il legno, l’oro, la porpora in un gioco creativo di luci ed ombre, trasformando il reale nel mondo impalpabile del fantastico.
Le tele di Betta Casale sono dei veri e propri mondi sconosciuti, che si aprono all’occhio incuriosito ed affascinato come finestre arcane mostrando angoli e scorci immaginifici, che stimolano la fantasia, l’allettano, la spingono a porsi domande e ad inventare risposte.
I volti delle sue dame, eroine e guerriere di purezza stilistica rara, sono un rinnovato invito al viaggio. I loro sguardi dolci e fieri, la loro saggezza antica e lo sfrontato coraggio sono il canto suadente di una sirena che attira il viaggiatore trascinandolo con sé.
Intrecci di mandala arcani sovrastano e si intersecano con i volti delle donne, ed ecco che la mente si trova ancora a cavalcare su altri scenari, su altri mondi, alla ricerca di una vita oltre quella vagheggiata.
Il volto purissimo squarcia la tela, ma cosa si intravede nel suo ‘oltre’? Forse un guerriero efferato che sguaina la spada per l’ultimo duello o, forse, i corpi straziati e martoriati di un intero esercito che ha dato il suo ultimo addio alla regina indomita.
O ancora le coltri profumate di un’alcova segreta dove la dea celebrerà il suo rito di amore e di passione.
I visi fatati e magnetici creati dall’Artista sono il paradigma di tutto quello che le donne sono, vorrebbero essere o un giorno saranno. Sono l’ideale bramato dal poeta concupito dal vanesio, temuto dal pavido.
Angela Betta Casale intinge i suoi pennelli su di una tavolozza proveniente da un regno trasognato e inquieto, e con la magia racchiusa nelle sue sagge mani, ecco che crea non tavole, non quadri, non disegni ma mondi reali, che nutrono di vivifica linfa le nostre anime assetate di infinito.

Anna Maria Bonavoglia

Una mostra di Angela Betta Casale è un vero e proprio evento per immergersi nelle atmosfere magiche e sognati dell’autrice piemontese, e partire in un viaggio che ha come capolinea il sogno.
L’autrice padroneggia la tecnica e la materia, piegandole alle proprie visioni, creando ogni volta un vero e proprio capolavoro, uno scrigno di emozioni e sensazioni purissime.
Per comprendere appieno l’arte di Angela Betta Casale basta porsi innanzi ad una delle sue creazioni, e lasciarsi trascinare dalla magia.
Linee perfette e impalpabili che oltrepassano le dimensioni, volti di dame dagli occhi profondi, che celano dolori e gioie sovraumani.
Intrecci di tratteggi che creano nodi alchemici, in una sorta di palpabile ganglio vitale, dentro il quale ognuno può trovare la risposta ai propri interrogativi.
E poi i colori, in un alternarsi di tonalità, di chiari e di scuri che sfidano le leggi cromatiche e rendono ogni immagine una sorta di schermo quasi animato, in un dipanarsi di significati, di interrogativi, di storie che nascono e si sviluppano nella stessa visione, lasciando stupiti e ammaliati.
Ogni quadro, ogni realizzazione ha una storia con una particolarità: si ripropone non eguale a se stessa, ma anzi si evolve, a seconda del punto di vista dell’osservatore.
Un’esperienza unica e irriperdibile.
Un’incontro con l’Arte nel suo significato più estremo ed elevato, che ha in Angela Betta Casale uno dei suoi massimi esonenti.

Guido Folco

Angela Betta Casale, tra illusione e introspezione.
Illusione di vivere una realtà forse ancora da scoprire e da conoscere fino in fondo e introspezione come chiave di lettura della propria esistenza, della propria essenza, come artista e come persona.
Gli ultimi lavori dell'autrice giocano sapientemente con lo spazio, tra geometrie raffinate come decori celti e cromie lucenti, in un continuo simbolismo spirituale e terreno.
I suoi volti, dallo sguardo profondo, sono icone moderne di eroine quotidiane, tra mito e realtà, un pò Meduse, un pò Madonne, comunque sempre umanizzate in una metamorfosi spirituale e terrena.
Di questa buona artista, dalla tecnica cesellata, colpisce soprattutto l'aspetto meno visivo delle composizioni, il lato che si può immaginare, quella spiritualità celata da muri invisibili di pietre antiche come decori di una chiesa gotica, di vegetali immaginati, cresciuti nella storia della mitologia e della fantasia.
L'enigma della vita assume forme colori e i soggetti sono solo pretesti e metafore per dipingere stati d'animo e inquietudini, l'aspetto più nascosto di una personalità che indaga il mondo e il non-mondo, quella sfera di illusione che ci accompagna ogni istante, nella continua ricerca dell'Io.

Gianni Milani
Fiabe. Anche inquietanti.
Immagini che riflettono storie recuperate nella notte dei tempi e che muovono con lucida intelligenza fra le suggestioni dell’antica civiltà celtica e il fascino del mondo medioevale.
Dominano le penombre, fra misurati contrasti di colore e “oscurità” che si aprono senza chiasso a immagini arrivate da zone di mistero.
Su cui buon gioco di contrasto ha il frequente utilizzo della “doratura” e di soluzioni materiche che rendono estremamente attuali e “moderne” le fiabe pittoriche dell’artista torinese.
Fra le particolarità che meglio caratterizzano la sua scrittura, la riproduzione di vecchi muri e l’utilizzo di “supporti” antichi – e autentici – che permettono l’affiorare dalla tela di emozioni e memorie di indubbio fascino e suggestione.
Ed é qui che il grande amore dell’artista per la cultura celtica e medioevale trova spazio ideale di espressione pittorica e di rinnovato approfondimento culturale.
  • Personali 2000 - 2006


A.S. Design - Torino 2000 - 2001
"Ritratti di Fate" spazio espositivo Liberty & Co – Cirié - TO
"Un velo magico" A.S. Design – Torino
"Antiche magie" galleria Grotta di Merlino - Torino - Palazzo S.Chiara - Comune di Chivasso
"Fra mondo celtico e medioevo" AscomVillage - Torino
Banca Mediolanum - Ferrara
Libro "Nel segno del Graal" ed. Triskel-12 quadri ispirati a poesie di G.Barbadoro Galleria Grotta di Merlino (TO)
"Il canto delle sirene" Spazio Espositivo Taftá - Savona
-"Tra mondo celtico e medioevo" Palazzo Ascom-Coldiretti - Asti
"Nel segno del Graal" Palazzo Comunale di Gravere (TO) - "Un sorso d'arte" Spazio Espositivo Tenuta Picchio Rosso - Soglio -AT
"Bagliori d’oro antico" Castello di Cortanze - Cortanze (AT)
Spazio Comunale "Maison Delphine" Comune di Sauze d'Oulx (TO)
Spazio Comunale Comune di Ala di Stura (TO)
“Melodie da un tempo antico” – Spazio Espositivo della storica "locanda Martelletti" - Cocconato (AT)
“Ori Antichi” - Residenza Tagliaferri - Cascina La Sassolina – Quintano (CR)
Collettive 2000 - 2006
“Immagini e tecniche diverse” Sala Espositiva Comune di Vallo To.se -TO
"Tutti i colori della neve" spazio espositivo San Giorio di Susa - TO
"Sfaccettature" Galleria d’arte Metamorfosi - Reggio Emilia“Riflessi” Centro Culturale Santa Fermina – Amelia (TR)
“Intimità rivelata”– Galleria Cosmoarte – Caprarola (VT)
Sessione Arte Moderna e Contemporanea Casa d'Aste De Crescenzo - Roma
GLASS-ART 10 pittori interpretano il vetro – Progetto&Arredo Stand
Regione Piemonte-Lingotto Fiere – Torino
Personali 2007
“Nel segno del Graal” - Galleria d'Arte Metamorfosi – Reggio Emilia
“Tocchi Alchemici” - Comune di Chiuduno BG
“Sguardi dell’anima” - Comune di Malcesine - VR - Lago di Garda
“Sentieri Sensibili”- Spazio Espositivo Tenuta Picchio Rosso - Soglio - AT
Spazio Espositivo Comune di Chiuduno - BG
Collettive 2007
“Art's Color is Woman-Rassegna di pittura e scultura al femminile” Galleria d'Arte Cassiopea – Roma
“Human touch: la figura tra fotografia, pittura e scultura” Galleria D'Art Visual Gallery – Menaggio Lago di Como
“Escalade Artistique” Centre d'art Contemporain- Briançon - France
“Raccontare il colore” - Centro Culturale Santa Fermina-Amelia -TR
“Arti a Confronto” MuseoArcheologico Amelia - TR
“Sacrarte- Arte Sacra in Sant’Agostino” Chiesa di Sant’Agostino- Torino

mercoledì 23 aprile 2008

Editoriale di Massimo Acciai...chi è davvero uno scrittore?

  • Dal sito i Segreti di Pulcinella
  • di Massimo Acciai direttore della rivista telematica

  • Chi è davvero uno scrittore? Ovvero: poniamo che nessuno compri più libri…

Cito dalla Treccani: "Scrittore: chi si dedica all'attività artistica, chi compone e scrive opere con un intento artistico". Eccolo là lo scrittore; né più né meno! Per essere definito, o definirsi, "scrittore" non occorre altro. Non occorre un attestato, una "patente", un permesso, un riconoscimento ufficiale. Non occorre aver mai pubblicato un libro. Non occorre nemmeno, secondo la definizione data, aver mai fatto leggere a qualcuno le proprie opere. Ne consegue che in Italia il numero degli scrittori è imprecisabile e forse molto alto; qualcuno potrebbe aggiungere "magari più alto di quello (altrettanto imprecisabile) dei lettori"; quest'ultima affermazione calzerebbe per la poesia, ma non credo possa dirsi anche per la prosa (curiosamente la maggior parte di coloro che scrivono versi non leggono poi i versi altrui, mentre non ho ancora conosciuto un autore di racconti o romanzi che non sia a sua volta un forte lettore).Una domanda interessante potrebbe essere questa: perché se "scrittore" è soltanto "colui che scrive con intento artistico" allora spesso nel linguaggio comune si intende "colui che vive di scrittura"? Com'è che si tratta la scrittura alla stregua di un mestiere qualunque?Chiaro, se non mi guadagno da vivere con la scrittura e qualcuno mi chiede che lavoro faccio, non risponderei "lo scrittore". Lui mi ha chiesto che lavoro faccio. Il punto è che fare lo scrittore non è necessariamente un lavoro. Non è un vanto. Non è un pretesto per farsi dire "bravo" o un modo per far soldi. Lo scrittore, quello vero (ma esistono scrittori "falsi"?), è semplicemente quello che sente la necessità di scrivere e, anziché reprimerla, dà libero sfogo ad essa attraverso l'azione di prendere un foglio (di carta o elettronico) e riempirlo di parole finché ne vengono assieme alle idee (che possono precedere la scrittura o anche essere simultanee ad essa), e poi magari tornarci su, limare, aggiungere, togliere, finché non sente di aver detto ciò che voleva dire nel miglior modo possibile. Lo scrittore non è nient'altro che questo.Certo. Ci sono quelli che si guadagnano da vivere con la scrittura. È un sottoinsieme, questo sì quantificabile e molto ridotto, di coloro che credono nella pubblicazione. Ci sono anche scrittori che non hanno la minima intenzione di pubblicare le loro cose; magari hanno scritto capolavori che tengono nei loro cassetti e che si perderanno dopo la loro morte (o anche prima). Se si parla di "purezza" dell'intento artistico, loro sono i più puri di tutti, ma io tralascerei la questione frivola della purezza. Ci sono poi quelli che vorrebbero pubblicare ma non hanno l'anima del "venditore" (perché, diciamo le cose come stanno, questo è chiamato ad essere oggigiorno lo scrittore "pagato"; un "venditore di se stesso", senza offesa per i venditori) o comunque non intendono farsi prendere per il… portafoglio da pseudo editori che promettono gloria imperitura e chiedono denaro per fornirla attraverso un semplice lavoro da tipografo (salvo poi fornire soltanto le copie stampate e pagate dall'autore, che dovrà poi comunque essere "venditore" per sbarazzarsene… o più verosimilmente regalarle a parenti e amici). Far leva sul narcisismo dello scrittore è una tattica vecchia ma sempre attuale, e perder tempo e denaro è la giusta punizione. C'è chi ci casca ed è felice di cascarci. Contento lui… Un sacco di soldi girano intorno alla scrittura; servizi per lo scrittore (agenzie letterarie, correttori di bozze a pagamento, editor, consulenti, ecc… senza contare l'ambigua SIAE) tutti a pagamento ovviamente; e ci sono diciamo "servizi" per il lettore (la pubblicazione di un libro che incontri il suo gusto), anche questo "servizio" a pagamento ma a carico del lettore (ma può essere anche gratuito…). La smania di pubblicare nasce proprio dalla falsa idea che solo ciò che è pubblicato (soprattutto se da una casa editrice importante) è degno di essere letto, mentre - per fortuna - non è così. C'è tutto un mercato insomma centrato sulla scrittura (che si divide, come scriveva a Umberto Eco, in case editrici rivolte al lettore e case editrici rivolte allo scrittore - quelle che possono giungere all'aberrazione di pubblicare storie della letteratura contemporanea in cui più uno paga e più parole si spendono su di lui…), ma vorrei qui fare un'ipotesi, degna magari di un racconto di fantascienza.Poniamo che nessuno compri più libri. Nessun editore li pubblicherebbe più. L'editoria crollerebbe. Lo scrittore… smetterebbe di scrivere? È proprio questa la domanda per comprendere cosa distingue davvero un ragioniere (o un idraulico, o un avvocato…) da uno scrittore di professione. Entrambi traggono sostentamento dai rispettivi mestieri. Entrambi devono soddisfare in primo luogo qualcuno diverso da se stessi (il ragioniere, il cliente o il datore di lavoro; lo scrittore di professione, l'editore ed indirettamente i lettori paganti). Se per assurdo nessuno fosse più disposto a pagare un ragioniere, o un idraulico, o un avvocato, questi non verrebbero certamente a fornire gratuitamente i loro servizi così, perché sentono prepotente in loro il desiderio di far conti o aggiustare un rubinetto o difendere un disgraziato da una qualche accusa… semplicemente cercherebbero un altro lavoro e getterebbero via i loro strumenti. Uno scrittore no. Continuerebbe a scrivere, magari solo (e finalmente!) per se stesso o per pochi amici. Perché scrivere è sostanzialmente qualcosa che nasce dal profondo e che preme per uscir fuori, indipendentemente se qualcun altro apprezza il risultato dello sforzo o addirittura è disposto pagare. Anche un musicista si comporterebbe in maniera analoga. Anche uno scultore o un pittore. Così qualsiasi artista.Come si può definire chi è davvero uno scrittore, si potrebbe definire per analogia anche chi non lo è: colui che non scrive! Se un autore a caso di best seller non ricevesse più un soldo dai suoi libri e di conseguenza smettesse di scrivere, per assurdo, quello un vero scrittore non lo sarebbe mai stato. Certo, è risaputo che molti autori famosi si servono di "scrittori fantasma" ed anche in quel caso, quando il libro sia opera esclusiva dello scrittore nell'ombra, a quest'ultimo andrebbe il nome di scrittore e non più al primo. Come definire poi un "buon scrittore", quella è un'altra questione ancora.Tornando alla definizione iniziale presa dalla Treccani, per quanto autorevole possa essere un'enciclopedia, è la lingua corrente quella che conta, e nella lingua corrente "scrittore" è quello che si guadagna da vivere scrivendo. Non lo si può negare, ma qualche contraddizione rimane. Italo Svevo, che quand'era in vita ha pubblicato a proprie spese tutti i suoi romanzi, secondo la lingua corrente non sarebbe stato uno scrittore. Infatti si guadagnava da vivere come commerciante di vernici per sommergibili. Sull'enciclopedia però vado a cercare "Italo Svevo" e non ci trovo "commerciante"; ci trovo "scrittore". Su questa definizione sarebbe però d'accordo anche l'uomo comunque, quello che accetta il termine di scrittore solo se applicato a chi ne fa un mestiere. Mah…Personalmente non credo che uno scrittore sia per forza un tizio che fa di tutto per farsi conoscere ed apprezzare e quindi vivere della sua attività artistica (in un mondo perfetto ogni artista avrebbe la possibilità di dedicarsi in pace all'arte senza preoccupazioni economiche). Sono semmai propenso a pensare che un libro sia una sorta di dono, gratuito quindi, che liberamente l'autore può decidere di fare al lettore, per comunicargli qualcosa che gli sta a cuore, senza nemmeno la pretesa o la presunzione che la stessa cosa stia a cuore anche al lettore, il quale ha tra i suoi diritti sacrosanti pure quello di non leggere.Un ringraziamento ed un saluto ad Andrea Mucciolo per avermi dato lo spunto col suo interessantissimo articolo Essere scrittori oggi***Un editoriale un po' insolito stavolta, consapevolmente fuori tema, ma tanta era la voglia di scrivere su un argomento che mi sta a cuore come la scrittura, libera dalla logica di mercato.
Direttore di Segreti di Pulcinella

Dalla silloge- Canti Celtici- R Montagnoli- Il Foglio Letterario

La ninfa del lago

Sciolti i capelli,
scosso il capo,
in riflessi ondulati di luce
lasciò cadere le vesti
e rimase illuminata dalla luna.
Candida pelle,
baciata dalle stelle
in una notte d’estate forse immaginata,
fra contorni di canne lacustri,
vicini e lontani richiami di civette,
folletti di contorno a un sogno
di un giorno caldo di fuori e freddo dentro.
Con grazia felina
scivolò lesta sull’erba lucente di rugiada,
minuscole lacrime di un cielo
estasiato da tanta bellezza.
Corse all’acqua e lenta vi si immerse,
fino a sparir del tutto alla mia vista.
Il cuore galoppava dietro a lei,
ma il corpo restava,
greve,
un’ancora agganciata alla realtà della vita.
Le ore passavano e la ninfa del lago non tornava.
Già l’alba s’annunciava con frecce di luce
che cacciavano le ombre del buio.
Lontano, un gallo cantò,
mi richiamò dal sogno.
La mente corse invano all’acqua,
increspata dalla brezza del mattino,
e sul fondo non vide che lo spesso strato del limo.
L’ombra di un airone sorvolò i miei pensieri,
trascinando con sé l’illusione di una notte.

lunedì 21 aprile 2008

Nessuno mai...Pagano G. Franchi

  • Nessuno mai, farà comprendere Aristotele ad un mulo.
  • Pagano
  • di G. Franchi

Se la realtà, la mistificante realtà proposta dai falsari della parola, fosse davvero una parte di verità, allora dovremmo cominciare a preoccuparci seriamente; il gioco è sottile, i messaggi ben confezionati, il risultato certo: come dire, un mulo potrebbe a questo punto comprendere il pensiero di Aristotele ed iscriversi pure all’università; loro, i nuovi profeti dell’espressione fallace potrebbero confermare la cosa, affermando enfaticamente che ciò è accaduto, non per le leggi dell’evoluzione, ma dopo una significativa e corretta analisi dei comportamenti da parte degli esperti, che naturalmente avevano previsto la mutazione; l’animale infatti, dopo aver visto, seduto comodamente in poltrona, un dibattito politico, ne avrebbe assorbito stile e contenuti, diventando così, molto simile ai maiali della Fattoria degli animali. Una storiella semplice ed efficace: da oggi in poi vedrete i muli ( animali mansueti e simpatici) percorrere le nostre strade, naturalmente con il volante in mano, e la coda adagiata nel baule dell’auto. Idea Pagana, direte voi, ma potrebbe succedere anche questo, oramai siamo abituati alla mistificazione. Le cose realizzabili vengono spacciate per utopie, e le utopie trattate come i pensieri “docili” dei muli. Ma ora, solo per un attimo, dimentichiamo le utopie e invece parliamo di libri, di autori che osano, che desiderano modificare la realtà fittizia forgiata dai creativi dell’immagine? Possiamo farlo naturalmente, senza scomodare profeti, senza abbeverarci alle fonti della sapienza, né consultare Platone: basterebbe leggere con attenzione qualche ottimo testo, magari un testo Pagano! Cosa ne dite? Proviamo allora ad esercitare un nostro sacrosanto diritto, pensare con la nostra testa, e non farci condizionare da messaggi occulti, voci farneticanti, idee malsane, surrogati di pensieri immondi: proviamo allora a leggere e capire, per essere e non apparire, per estendere i confini dell’anima, e non farci prendere per i fondelli: potrebbe essere un’ottima idea, iniziare ad essere Pagani… un nuovo paganesimo che riassuma la rinascita, la riscoperta delle bellezza, la conquista del sogno e di un ordine nuovo, una rivoluzione culturale che tenga conto dei problemi reali di questo strano universo sociale, dove una minoranza detta con arroganza le linee guida, mortifica e avvilisce gli esseri intelligenti, divide, impera e crea solo povertà, intellettuale e materiale. Sarebbe ora di reagire e sottrarsi al gioco sporco del potente: il mulo non potrà mai comprendere Aristotele, e il filosofo è rappresentato da una schiera di uomini che vogliono combattere questa idea di stato che si fonda sui privilegi, e che pone in essere solo ingiustizie, guerre, “felicità” per pochi. La Nazione non esiste, è solo territorio geografico unito con la colla, fortemente voluto, ma innaturale, come dichiara Franchi in questo libro: anche questa è una bella idea, un pensiero che si spinge oltre l’incertezza del vivere. La scrittura è figlia della ricerca, dello stile letterario alto, dell’intelligenza. Franchi è poeta di livello, scrittore e critico letterario. La mia recensione al suo libro non procede secondo i canoni prestabiliti, nel senso che io non sono un critico letterario, né mi arrogo il privilegio di esserlo: ognuno deve pur ammettere i propri limiti, in questo senso, ora, scrivendo, mi sento simile al mansueto mulo che mai comprenderà Aristotele, ne sono consapevole, ed è appunto questa l’unica differenza con il simpatico animale. Dicevo che Franchi grida, e la sua voce plastica e possente s’ode oltre le terre dell’invisibile, distrugge pensieri devianti, forgia nuove idee, cerca di dare “respiro” alle minoranze, vuole farsi ascoltare, desidera creare segni e nuove definizioni dell’essere. Lo stile colto, la scrittura sicura, il ragionamento chiaro e diretto; tra le pagine di Pagano, troverete tormenti, sogni, visioni, aneliti, squarci di vera realtà, pensieri sublimi, che solo una mente colta poteva elaborare. Il sogno, l’essere, il divenire, lo stato padrone, il senso miserevole dell’esistenza, l’essere sospesi su una corda tesa, ad oscillare nel vuoto ( e qui si parla di nuove generazioni, ragazzi che non possono programmare nemmeno uno spicchio di futuro, perché presente non hanno, sono in balia di leggi precarie, e precari sono loro), ogni giorno a lottare, animati dal desiderio di un mondo migliore, giustizia, senso di civiltà, civiltà intesa come fruizione di un progetto comune, civiltà intesa come realizzazione di sogni elementari, contro il concetto d'utopia deviante forgiato dai falsari della parola: è forse utopia aspirare ad un lavoro stabile? Pagano non è un libro di favole classiche, ma è una favola, una favola davvero reale: il libro di Franchi è terra, aria, fuoco, pensiero che brucia, fiamma che vorrebbe incendiare il buio e sconfiggere le tenebre, i luoghi comuni, le ingiustizie, le falsità. Pagano è magma, respiro profondo, risorsa per gli uomini intelligenti. Pagano è grido di dolore, consapevole afflato, volontà di modificare, inizio di nuovi percorsi, necessità d’essere e d’essere ascoltati, una voce nuova che apre alla bellezza, all’onestà, al valore, al merito. Non date ascolto ai profeti della nuova era, miei cari lettori: nessuno riuscirà mai a far comprendere Aristotele ad un mulo.
Gianfranco Franchi (Trieste, 1978), narratore, poeta e critico letterario romano e mitteleuropeo.
Gianfranco Franchi, “Pagano”, Il Foglio Letterario, Piombino 2007. Prefazione di Gordiano Lupi. Postfazioni di Francesca Mazzucato e Patrick Karlsen. Approfondimento in rete: CS e nota di FM in Books and Other Sorrows / Intervista di Renzo Montagnoli (Arteinsieme). / Letteratitudine / Rassegna Stampa (dal 9 Settembre: in progress)
Antonio Messina Settembre 2007

domenica 20 aprile 2008

Dissolvenze-nota critica a cura di Renzo Montagnoli

  • dal sito Arte Insieme
  • Dissolvenze
    di Antonio Messina
    Prefazione di Patrizia Garofalo
    In copertina “Ori antichi” (2005)
    di Angela Betta Casale
    Progetto ed elaborazione grafica
    di Angela Betta Casale
    Edizioni Il Foglio Letterario
    http://www.ilfoglioletterario.it/
    ilfoglio@infol.it
    Collana Autori Contemporanei Poesia
    diretta da Fabrizio Manini
    Poesia – silloge
    Pagg. 87
    ISBN: 9788876061738
    Prezzo: € 10,00



    Più di una volta mi sono chiesto se Antonio Messina sia più narratore o poeta, o se sia entrambi. Mi si potrà dire che queste capacità di verseggiare o di scrivere in prosa non sono poi così infrequenti, perché la storia della letteratura presenta non pochi nomi, come per esempio Gabriele D’Annunzio e Hermann Hesse.
    Tuttavia, nel caso dell’autore padovano, ma di origini siciliane, la questione è un po’ diversa e più analizzo i fatti e le risultanze, più prendo in considerazione l’ipotesi che Antonio Messina sia un caso a sé, perché come narratore è in bilico sullo spartiacque fra poesia e prosa, ma soprattutto è un uomo che conduce la propria vita animato da quel sacro furore che è proprio della poesia.
    Costretto suo malgrado a coesistere con un mondo a cui non appartiene, a verificare ogni giorno le lacerazioni e i contrasti di un’umanità che sembra implodere sempre di più, Messina si rifugia nel suo io fatto di poesia, di sogni in cui l’essenza di ognuno di noi, lo spirito, è il dominus della situazione, una vita idealizzata, ma teoricamente possibile.
    Non a caso ha così scritto prima La memoria dell’acqua, dove è possente l’anelito a un’esistenza a misura di essere umano, raggiungibile solo con la presenza, in perfetto equilibrio, di istinto, armonia e sogno. Questo concetto non è poi avversato o ribaltato nel successivo Le vele di Astrabat, ma semmai ha un altro sviluppo in cui l’avversione per l’egoismo, fonte di ogni male, traspare chiaramente fra le righe.
    E ora, a rinsaldare la mia opinione, c’è questa silloge, il cui titolo, Dissolvenze, già appare foriero del contenuto.
    Ma prima di parlare dell’ultima fatica di Messina mi corre l’obbligo di un cenno alla copertina, un’autentica opera d’arte.
    Quel volto di donna in estasiata attesa, incorniciato da un copricapo istoriato, una sorta di elmo aggraziato, benché protettivo, mi fa sovvenire i personaggi femminili dei suoi libri di narrativa. E’ un essere non reale, una proiezione del sogno, il simbolo della creatività di Antonio Messina.
    E “Dissolvenze”, una silloge di poesie d’amore, benché permeata da una forte passionalità, non tradisce una visione fantastica con un’idealizzazione dell’amore.

    Prendimi in un volo basso,
    con le mani protese,
    nel giardino degli angeli,
    tra foglie morte,
    nell’oscillar di un vento arcano.

    …..

    Nell’attrazione si sviluppa forte e prevalente l’aspetto onirico, non è una dichiarazione d’amore, ma un anelito che si sviluppa più che dall’istinto materiale dal flusso cerebrale del sogno.
    Tutto assume contorni irreali a disegnare un sentimento che va sempre oltre la ragione.
    Non è che il mondo presente in queste liriche sia irreale, ma è una visione dello stesso da parte dell’autore che lo contempla a suo gradimento, un riflesso della realtà all’interno del suo animo come lui vorrebbe che fosse.
    Si ripresenta quindi lo stesso filo conduttore della sua narrativa, una visione del mondo ideale, in cui i sentimenti, le emozioni, le commozioni hanno la più alta dignità e di fatto costituiscono i rapporti fra gli uomini, oggi invece freddi, spesso addirittura mancanti.

    E’ magia la vita,
    un sorriso svelato,
    la sera che arriva,
    due mani protese nel vento,

    …….

    E’ magia sì quel delineare un sentimento con immagini che sembrano sospese nel vuoto e nel tempo, in una costruzione dove il reale (la sera che arriva) si coniuga perfettamente con la visione di due mani che si librano nell’aria.

    In Messina c’è tuttavia la dolorosa malinconia per un mondo così diverso dal suo, in cui l’uomo vaga come uno spettro, carnefice e vittima di se stesso.

    …….
    Hanno ucciso l’azzurro,
    le notti di marzo,
    il canto e la poesia,
    sussurri e chiarori in un campo di tenebra.


    Non è un urlo, non è un monito, ma è il rimpianto per dover esistere, per sopravvivere, in una dimensione irreale, per essere fisicamente presente in quel mondo a cui non gli è tuttavia concesso di partecipare con l’animo di chi crede ancora nel valore supremo dei sentimenti.

    Tuttavia, non è una vita felice per chi deve rifugiarsi in un mondo tutto suo, perché è sempre presente il rimpianto per ciò che avrebbe potuto essere per tutta l’umanità e invece non è stato.

    Luce in agonia

    Lascerò al vento l’ultimo respiro
    fluttuare sospeso fra stelle pendule,
    che a celarsi corrono,
    nel buio dipinte.

    Volerà inerme l’ultimo grido d’amore,
    nebbia dissolta in uno sbuffo d’argento,
    nei cieli tersi s’acquieterà,
    in silenzi infiniti.

    Sono stanchi ormai gli ultimi occhi del cielo,
    tenebra avanza, raggira le ultime case,
    alto nel cielo l’ultimo bagliore divampa,
    ma è stella lontana, luce in agonia.


    E’ un commiato da poeta, un messaggio al presente perché abbia un futuro, l’ultimo sommesso grido di chi ha avuto due vite parallele.
    Sembra già di udirlo a chi ha orecchie per ascoltare col cuore, a chi è disposto a operare per un mondo migliore.
    Silloge indubbiamente ampia, dove le parole s’incastonano come gemme nell’albero della creatività, Dissolvenze è molto di più di una raccolta di poesie d’amore, è il canto dell’anima di Antonio Messina.


    Antonio Messina nasce nel 1958 a Partanna, in provincia di Trapani. Vive a Padova. La sua prima opera di narrativa L’assurdo respiro delle cose tremule, incontra l’entusiasmo di molti lettori, ed anche la critica spende parole d’elogio. L’opera viene recensita su quotidiani, riviste telematiche e cartacee, e riesce a vendere un buon numero di copie in libreria, senza nessun supporto pubblicitario, grazie al passaparola dei lettori. Nel 2006 viene pubblicata la raccolta di racconti La Memoria dell’acqua - con introduzione di Elisabetta Blasi – per i tipi de Il Foglio Letterario, Piombino e nel 2007 appare, edito sempre da Il Foglio Letterario e con nota introduttiva di Monica Cito, il romanzo Le vele di Astrabat, che, come per le precedenti opere ottiene favorevoli e positivi consensi dalla critica e dai lettori.

sabato 12 aprile 2008

Recensione a cura della redazione di Specchio Magico

ANTONIO MESSINA
Dissolvenze, Edizioni Il Foglio

Giuseppe Parini (il celebre scrittore del Settecento) disse che lo scopo della poesia era di "produrre diletto"; precisò che non era assolutamente necessaria per vivere (come il pane), e neppure di grande utilità pratica (come l'asino), però poteva rendere felici gli uomini per il piacere intellettuale che derivava dalla sua lettura. Una definizione piuttosto asettica. Noi preferiamo quella di Wordsworth nelle Lyrical Ballads: la poesia è il traboccare spontaneo di sentimenti possenti, che ha la sua origine nell'emozione ricordata in uno stato di calma.
E di emozioni sono fatte le liriche che compongono Dissolvenze. Di emozioni che ci sono indispensabili per affrontare la vita, per sopravvivere alle gioie e ai dolori che essa ci riserva. Abbiamo sempre detto che Antonio è un narratore rubato alla poesia: finalmente, dopo tre romanzi, l'Autore si immerge in quello che gli è più congegnale. E come Palazzeschi, si offre a noi, "mette una lente" davanti al suo cuore per farlo vedere a chi lo legge. Forse non riusciremo a vedere tutto, ma sicuramente lo percepiremo, nelle poesie d'amore vissuto nella gioia:

Se vedrò te danzare,in un batuffolo di tempo (...)allora,diverrò anch'io l'azzurro (...)

Nell'amore che forse si può perdere:

(...) Prendimi, tra i tuoi sogni,nell'oro di una emozione,nell'argento delle labbra,nell'indaco,oltre l'incertezza dell'amore,prendimi.

Nell'amore già perduto:

Era lei la forma delle cose,la bellezza,lo scorrere dell'acqua(...) nel fremito di un affannoil sapore acre della solitudine.

Nel disagio dell'esistenza:

Lasciami morire,di questa vita ho smarrito il senso,non sento il vento,né pioggia bagna la mia pelle (...)

Nella fatica del vivere quotidiano:

Madre mia,come posso essere un uomo forte,quando gli occhi vedono brutture (...)

Nella speranza che non ci deve mai abbandonare:

Siamo maschere e spettatori,di padroni ignoti,per l'anima nostra non esiste quiete,ma il suo ricordo,potrebbe portare luce (...)

Fino alla poesia che chiude la raccolta, una sorta di testamento morale:

A te consegnerò l'anima miaper custodirla e accarezzarla,per non essere solo (...)
A te consegnerò una parola,un sogno di carta,una piccola stella e un'altra parola (...)
A te consegnerò il mio cuore,fanne buon uso (...)

Poesie fatte di attimi, di impressioni colte quasi al volo, di intuizioni, che stupiscono e commuovono, rendendoci consci di ciò che il poeta prova, partecipi dei suoi stessi turbamenti, dei suoi sentimenti, delle sue paure e delle sue speranze, di riflessioni che sono universali, perché appartengono a ognuno di noi e in esse ci riconosciamo in quanto umani. Ancora una volta, da segnalare la copertina di Angela Betta Casale, ricca di suggestione. E, ancora una volta, un plauso all'editore per il coraggio di dare spazio, in questa Collana di Autori Contemporanei, a un genere (quello poetico) snobbato da tutti, e a voci nuove di altissimo livello.
Recensione a cura della Redazione dello Specchio Magico.

Antonio Messina è nato a Partanna e vive a Padova. Ha pubblicato nel 2003 il Fantasy L’assurdo respiro delle cose tremule, opera che ha riscosso un buon successo di critica e di pubblico; nel 2006 è uscito con La Memoria dell'Acqua per le Edizioni Il Foglio, nel 2007 con Le vele di Astrabat dello stesso editore. Racconti sono stati pubblicati sulle riviste cartacee Progetto Babele (Modena), Tam Tam (Roma), Gemellae (Sardegna) e su riviste internazionali: Casa da Cultura (Portogallo) e Isla Negra. Liriche sono state pubblicate in antologie poetiche, tra cui I Segreti di Pulcinella, Parole d’Amore (Giulio Perrone editore-Roma), nella Sezione poetica Biennale di Venezia 2005. Inoltre i racconti La Marea e L’ombra nella Bottiglia sono visibili sui migliori portali di letteratura (li potete trovare alla sezione Narrativa nel nostro Archivio).Per informazioni www.antoniomessina.com

Dissolvenze di ANTONIO MESSINA Edizioni Il Foglio, Piombino, 2008, 90 pagine, Euro 10,00.Collana Autori Contemporanei Poesia, diretta da Fabrizio Manini.Per comprare il libro http://www.ilfoglioletterario.it/E-mail ilfoglio@infol.it

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Commento di Gianni Vigorelli Ciao!!! Avevo commentato Le Vele e adesso scopro che è uscito un altro libro di Messina: non è fantasy e non vado matto per la poesia, ma lo comprerò di certo per curiosità, dato che l'autore è tanto bravo.

Commento di Rosaria Chinnici Come per Le Vele, devo dire che questo scrittore è incredibile: tra tanti poetucoli scadenti, uno che vale davvero.

Commento di Mirka Gioia Alberti Uno dei regali più belli che mi ha fatto mio marito è stato questo libro: vorrei dividere con voi l'emozione che mi ha dato leggerlo.

Commento di Titti Petrolati Bello da far piangere. Le ultime luci della notte è perfino sconvolgente... sembra incredibile che versi di tale delicatezza siano espressi da un uomo.

Commento di Luisa Breda E' il primo libro di poesia che mi piace, di solito i poeti moderni- specie gli esordienti- sono banali e tutti uguali, e che noia!!!! Ma Messina è davvero speciale. Adesso cerco anche i suoi romanzi, che avete recensito. Sono proprio curiosa...