martedì 25 gennaio 2011

Ofelia e la Luna di Paglia di G. Franchi


Articolo estratto dal Sito Lankelot a firma di G. Franchi


OFELIA E LA LUNA DI PAGLIA


Se c'è un autore che farebbe la gioia di Gianfranco De Turris, uno dei massimi esperti dell'immaginario e del fantastico italiano, questo è Antonio Messina: padre di una narrativa felicemente irrazionale, poggiata su anni di appassionate letture (Lem, Philip K. Dick, Bradbury, C.S. Lewis) e innervata dalla ricerca di una letterarietà tendenzialmente estranea al genere, almeno dalle nostre parti. Messina è il fantastico esistenzialista: con retrogusto, in questo frangente, probabilmente debitore di “Nirvana” di Salvatores. Come ricorderete, nel film c'era un videogioco in uscita, Nirvana: l'unica copia esistente veniva infettata da un virus. L'infezione regalava coscienza a uno dei personaggi del gioco, Solo (Diego Abatantuono): Solo chiedeva d'essere cancellato al suo programmatore, in una memorabile scena accompagnata dalle note di “John Barleycorn Must Die” dei Traffic. Senza addentrarci nel rapporto derivativo col film padre del genere (“Tron” di Lisberger, 1982), limitiamoci a tenere a mente questa trama. Nel romanzo di Messina, c'è una programmatrice alle prese con un errore del suo videogioco: e nel videogioco si ritrova a vivere. Affiancata da personaggi impegnati nella sfida d'accettare la coscienza della propria essenza: della natura della realtà in cui vivono.


2122. Nina, una creativa con la smania del perfezionismo, programma un videogioco: si chiama Erasmus 4. C'è un'anomalia che inficia il programma; un difetto che lo rende inservibile. È la presenza di un personaggio vecchio e marginale, a quanto pare: Erasmo. Erasmo è un omaggio al suo perduto padre, un omaggio che deve essere cancellato dal gioco. Pieno di nostalgie per la moglie, Evita, passa il tempo ad attendere qualcosa: qualcuno. Non è consapevole di vivere in un videogame. Nina sente che qualcosa non quadra – che qualcosa manca nel suo programma. Manca lei. Vuole riabbracciare il padre. Allora decide di entrare nel videogioco. Si sente come un fiammifero: un frammento di pensiero che si spegne, una piccola fiammella che vagheggia un'eternità che non potrà illuminare. Crede che la storia dell'uomo sia assurda e insensata: preferisce confondersi nel virtuale – nella realtà parallela e fittizia del videogioco – piuttosto che restare nella realtà. Mentre avanza verso l'ombra del padre, intanto, cambiano gli scenari e i sentieri nel mondo virtuale. Qualcuno sta riprogrammando il videogame; altri stanno cercando di raggiungerla, per riportarla indietro. Nina prova a raccontare la verità a quel simulacro del padre: il padre rifiuta di accettare la rivelazione. Preferisce l'illusione di vivere nel niente alla consapevolezza di essere una fantasia.

Nel mondo di Erasmus 4 rimane Julius. Julius è il male. Nina dovrà fronteggiare un male che non aveva programmato, sino alla fine del suo tempo. Quando avrà perduto i simulacri delle persone amate, si ritroverà, disorientata, in un mondo fantastico che aveva creato perché fosse un sogno, e invece si presentava come incubo di sopravvivenza. Non c'è più distanza tra realtà e virtualità: tutto è sporcato dal male.
Secondo David Frati, “La stella polare di Messina è (…) la voglia bruciante di un altrove purchessia, il desiderio di non fermarsi nemmeno un minuto alla superficie delle cose, il bisogno costante di simboli. Il suo anelito verso l'assoluto, l'infinito, l'iperuranio però se possibile qui si fa più marcato, più doloroso” - è un'osservazione sensata. La caratteristica principe di questo romanzo è l'irrimediabilità, l'inevitabilità, la costrizione a fronteggiare la fine, la morte, il male: la menzogna, e la caducità di ogni cosa. Forse anche della fantasia.
Lugubre divertissement fantascientifico, per i cultori del genere e non solo.

EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE


Antonio Messina
(Partanna, 1958), scrittore siciliano, padovano d'adozione. Ha pubblicato narrativa e poesia.
Antonio Messina, “Ofelia e la luna di paglia”, Il Foglio, Piombino, 2009. Prefazione di David Frati. Postfazione di Marina Monego.